Roma, città universitaria da 600 euro a letto

Una bacheca con gli annunci nell'atrio della Sapienza
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Gli studenti fuorisede non hanno vita facile: le case hanno prezzi alti e sono spesso fatiscenti. Inchiesta di Sky.it nella capitale e a Milano tra brandine da campeggio, bagni improvvisati e affitti in nero. LE FOTO

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Di Cristina Bassi

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“Per una singola 400 euro? Ma è da pazzi. Ci credo che nessuno ha ancora staccato il foglietto con il numero”. Lucia è una matricola della provincia di Foggia, è accompagnata dalla mamma e comincia la caccia a un alloggio possibilmente dalle parti della Sapienza. Non sa ancora (e neanch’io) che quello che ha davanti è un vero affare. A Roma infatti quest’anno le camere singole per studenti vanno dai 450 ai 600 euro, per un posto letto in doppia ci vogliono dai 300 ai 400 euro. E, salvo eccezioni, “in nero” con pagamenti rigorosamente in contanti, anche se ci sono norme precise che regolano i contratti d’affitto per i fuori sede. Le spese sono escluse. Se si tratta solo di luce e gas, bisogna mettere in conto altri 40 euro circa al mese da dividere tra gli inquilini dell’appartamento, che possono essere tre o anche sei. Se invece si aggiungono condominio e riscaldamento autonomo, si sale fino a 100 euro.

È la mattina di mercoledì 8 settembre, atrio di Lettere e Filosofia. Ormai esistono diversi siti specializzati in affitti per studenti, ma la cara vecchia bacheca con gli annunci rimane il metodo più immediato per farsi un’idea. In due giorni annoto una sessantina di offerte, dopo una prima selezione faccio una ventina di telefonate e vedo effettivamente 14 appartamenti. Secondo il Sunia (il sindacato degli inquilini, che fornisce i dati nazionali), Roma è, con Milano (qui l'inchiesta di Sky.it), la città più costosa per gli universitari. La Sapienza è l’università più grande d’Europa, i fuori sede iscritti qui, senza contare gli altri atenei della capitale, sono oltre 35 mila. Case dello studente e residenze universitarie ne ospitano appena l’1 per cento. Il resto del mercato è dopato da una domanda che non conosce crisi e i proprietari possono stabilire in modo arbitrario prezzi e condizioni.

“Fittasi posto letto a 250 euro, quartiere Alessandrino, no matricole, solo a ragazze tranquille e socievoli”. “Singola a piazza Bologna, 560 euro, in appartamento terrazzatissimo. Solo a ragazze accompagnate dai genitori. Per sei mesi”. “Posto letto in piazza Aldo Moro a 370 euro più le spese, appartamento misto con animali (un gatto e un coniglio) in caratteristico complesso dotato di tutti i confort (frigorifero e lavatrice)”. “Viale Eritrea, singola a 500 euro in casa con altre tre stanze, giardino con parcheggio per bici o motorino”. “Libero subito appartamento con due camere entrambe con finestra, Tor Pignattara, 1.400 euro”. I viali della città universitaria sono già pieni di ragazzi. Basta seguire il rumore dello scotch che si srotola, per parlare direttamente con gli inquilini che cercano un nuovo compagno. Non potrebbero essere più convincenti, visto che in cambio del permesso di sceglierselo da soli devono pagare l’affitto del posto letto vuoto finché non trovano un coinquilino. “Se il padrone di casa non ci fa il contratto è meglio anche per noi – assicurano –. Fosse tutto in regola, dovrebbe aumentaci l’affitto”.

Si incontra anche qualche proprietario. La signora Mary, insegnante, mi propone di andare a vedere il suo appartamento, che è a due passi dalla Sapienza. È curato, ma molto piccolo. Due singole sono in affitto a 500 euro più le spese, sua figlia dorme in salotto. “In questo modo – spiega la proprietaria – riusciamo ad aggiunere qualche soldo alla misera pensione della mia anziana madre: questa casa è il suo reddito integrativo”. La saluto e mi avventuro a San Lorenzo, il quartiere universitario per eccellenza. I palazzoni vecchi e decadenti contribuiscono al suo fascino bohémien. Il primo appuntamento è in via Tiburtina con Silvia, che lascia una singola da 450 euro più spese e cerca una sostituta “preferibilmente fumatrice e amante degli animali”. Prima di suonare al citofono, do un’occhiata a scale e cortile. Tra panni stesi alle finestre, scritte sui muri scrostati e cavi elettrici a vista capisco perché nel palazzo incontro solo studenti. La camera misura tre metri per due, Silvia ha ovviato con un soppalco in legno per il letto. “Ma i mobili sono miei, il proprietario affitta stanze vuote. Non chiede caparre però”. Sono curiosa di sapere il motivo: “È perché a gennaio vuole che l’appartamento sia libero”.

Dalle parti di piazza dei Siculi busso alla porta di Pietro, inquilino ed esigente piazzista di una doppia a 600 euro. Vuole solo ragazze e ha un’avversione per le matricole. La camera è arredata con due brandine e un tavolo, ai muri non ci sono neppure le lampadine. Il bagno è talmente piccolo che il wc è tondo invece che ovale. “Chiunque entri – precisa Pietro – deve pagare l’affitto intero di settembre”. Forse San Lorenzo è diventato troppo ambito per essere conveniente. Infatti gli annunci sono pieni di offerte in zone come Nomentano, Montesacro, Salaria o in quartieri non proprio comodi per chi studia alla Sapienza: Pigneto, Eur, Centocelle, Casalbertone.

Vale la pena di provare. “Finora stavo in tripla, con letto a castello come a Rebibbia – racconta Filippo, veterano di San Lorenzo –. Cerco una singola alla mia portata. Mi raccomando – mi consiglia – evita gli annunci troppo ordinati e che offrono diverse soluzioni nella stessa casa: c’è sempre dietro un’agenzia”. Nonostante la dritta, mi imbatto nel classico agente immobiliare camuffato da privato. Affitta singole a 450 euro, posti in doppia a 320 oppure in tripla a 270 in un palazzo su tre piani in piazza del Pigneto. L’arredamento, identico per tutti gli appartamenti, è a dir poco malandato, il frigorifero ha più ammaccature che ripiani. “Siamo in un quartiere molto alla moda, pieno di locali”, mi spiega l’agente. Sarà, ma il degrado è tale che una madre qualunque preferirebbe svenarsi piuttosto che far vivere qui una figlia ventenne. Quando esprimo le mie perplessità per il parchetto pieno di rifiuti e di clochard sulle panchine, ha la risposta pronta: “A partire dalle 18 c’è una pattuglia dei vigili fissa”.

Do fiducia anche a un giovane proprietario che affitta tre doppie al primo piano di un condominio di via Nomentana, all’altezza di via Tripoli. Il canone è di 2.000 euro da dividere in sei, così come l’unico bagno. Le pareti sono appena ridipinte, peccato che il parquet sia tutto una cunetta. Anche l’indaffaratissimo proprietario di tre appartamenti in un signorile palazzo in zona Colli Aniene trova un buco per me nella sua agenda. La casa è per tre persone, costa 1.450 euro al mese e per fermarla occorre anticipare due mensilità. La distribuzione delle spese è creativa: agli inquilini toccano luce, gas, riscaldamento condominiale e manutenzione della caldaia, al padrone di casa la bolletta dell'acqua e le rimanenti spese di condominio. “Il contratto è regolare – promette l’arzillo pensionato –, di quelli quadriennali. Ma dopo un anno viene annullato e rifatto con un 'escamotage'. Così né io né voi ci sentiamo obbligati". 

L’alloggio ideale lo trovo alla fine della seconda giornata, sono le 20 ed è già buio. È una singola accogliente in un appartamento con altre due ragazze a soli 320 euro. “Sono un padre di famiglia – spiega il signor Roberto – e ho una coscienza”. Forse è vero, visto che è anche così gentile da riaccompagnarmi alla fermata. Quella che mi propone sarebbe una soluzione perfetta, se dalla Sapienza per arrivare qui in piazza dei Mirti, quartiere Centocelle, non ci avessi messo un’ora e un quarto fra tram e passeggiata.

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