Quando il pusher è on line

Metamfetamina Yaba. Credit: Erowid.org
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Il mercato illegale di farmaci, stupefacenti e sostanze psicotrope oggi passa, anche e soprattutto, via web. E i più giovani, inclini all’utilizzo delle tecnologie, sono i più esposti al rischio droga presente in Rete

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di Pamela Foti

Usando Google e digitando parole chiave come ‘buy+cocaine’, ‘buy+ecstasy’ o ‘buy+hashish’ escono oltre 4.000.000 siti.
Secondo l’ultima relazione annuale al Parlamento sull’uso di stupefacenti e sulle tossicodipendenze in Italia (Dati relativi al 2009 – Elaborazioni 2010), infatti, “al notevole calo del consumo di droga, diminuito nell’ultimo anno del 25,7% (passando da quasi 4milioni di consumatori nel 2008 a 3milioni nel 2009), corrisponde un sempre più marcato spostamento dell’offerta di commercializzazione di sostanze sul Web” dove, tra l’annuncio di vendita di un aspirapolvere e quello di una Kawasaki, è possibile imbattersi in messaggi che pubblicizzano nuovi prodotti, come “Mephedrone, purissimo al 99%”.

Una sostanza psicotropa, come l’ecstasy, e che secondo quanto riportato dall'Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicomanie (Oedt), alla fine del 2009 era venduta da oltre 30 siti Internet.
La droga oggi non si spaccia più solo per le strade isolate e i parchi poco illuminati, le discoteche e i rave (leggi l’inchiesta di Sky.it). Si spaccia anche on line.

Il commercio di stupefacenti e la Rete - Il Dipartimento di Politiche Antidroga della presidenza del Consiglio dei Ministri (Dpa) ha attivato i controlli sulla sostanza denominata Mefedrone alla fine di marzo, dopo aver ricevuto segnalazioni da parte dell’Oedt. Attraverso il lavoro di ricerca del Sistema di Allerta Precoce del Dipartimento di Politiche Antidroga sono stati accertati casi di intossicazione anche in Italia, e sequestri di partite di droga nel Nord ne hanno confermato la presenza sul territorio. Il 25 giugno 2010, con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, il mefedrone, insieme ai cannabinoidi sintetici JWH -018 e JWH -073, è stato ufficialmente introdotto nella Tabella delle sostanze stupefacenti che rende tali molecole illegali nel nostro Paese.

Come spiega il direttore del Dpa Giovanni Serpelloni, questo risultato, “che prima richiedeva procedure lunghe anche 3 anni, è stato ottenuto nel tempo record di 3 mesi” grazie al lavoro svolto nell’ambito del Sistema Nazionale di Allerta Precoce e Risposta Rapida per le droghe, NEWS (National Early Warning System) e al progetto di controllo e la prevenzione denominato "Droga & Internet”. Interventi mirati a “costruire un sistema di sorveglianza “ della presenza di droga sul Web. “L'azione è prevista in due sensi – spiega in una nota il Dpa - Mettere in evidenza l'offerta di stupefacenti, farmaci e sostanze psicoattive e monitorare l'andamento e il tipo di domanda per mettere a punto strategie di prevenzione più efficaci sia nell'ambito socio sanitario sia in quello del controllo e della repressione”. Provvedimento, questo, preso per cercare di proteggere i più giovani, che usano le tecnologie informatiche e quindi sono più esposte ai “rischi droga” presenti anche su Internet.

Chiudere un sito Internet non è facile - Spesso, però, spiega Serpelloni, “i siti che commercializzano sostanze stupefacenti sono ospitati su server di Paesi stranieri, dove la legislazione di politiche antidroga è ancora assente. Può dunque capitare che si rifiutino di collaborare. In questi casi non si può intervenire in alcun modo. Per questo motivo sono necessarie chiare linee guida internazionali”.
Per il Mefedrone, ad esempio, “è stata individuata un’area di vendita africana e una cinese – chiarisce Claudia Rimondo del Dipartimento delle Dipendenze ULSS 20 Verona, centro di coordinamento del Sistema di Allerta Precoce – Spesso queste sostanze sono disponibili per l'industria farmaceutica e quindi reperibili anche dai siti di aziende chimiche per un impiego, dunque, di tipo lecito. E’ il conseguente uso che si sceglie di fare a non essere più lecito”.

I pusher on line hanno attivato una serie di strategie che vanno dal pubblicizzare la sostanza come cibo per piante e incenso, allo specificarne l’utilizzo per uso non umano, fino ad enunciare vere e proprie formule “di limitazione di responsabilità” che recitano messaggi come: “Tutti i prodotti presenti su questo sito sono indicati solo per la loro innovazione”; “Tutti i semi sono venduti solo per ricerche scientifiche o come souvenir”.

L’obiettivo? Vendere, sempre e comunque.  Ci sono poi anche pagine web più “sfacciate”: si vendono semi, foglie e strumenti per la coltivazione e si commercializzano Spice e pubblicizzano bilancini, bong, pipe e cartine.

“A tal proposito – precisa Claudia Rimondo - è importante ricordare che, secondo quanto espresso dalla legge, è perseguibile chiunque ‘pubblicamente istiga all'uso illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope. Analogamente, (art. 84) è vietata anche ‘la propaganda pubblicitaria di sostanze o preparazioni comprese nelle tabelle previste dall'articolo 14, anche se effettuata in modo indiretto’”.  In realtà, però, “le pagine Web vengono chiuse e riaperte in continuazione", afferma Serpelloni.
“Si tratta anche di una questione culturale - aggiunge – La lotta alla pedopornografia, ad esempio, gode di un riconoscimento unanime. Nel caso della sostanze stupefacenti ci troviamo davanti ad un diverso scenario; persiste infatti ancora un certo grado di tolleranza. Soprattutto sociale e culturale”.

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