Scuola, le dieci domande dei precari per la Gelmini

Un momento della manifestazione dei precari a Milano
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Gli insegnanti tornano in piazza a Milano e lanciano una sfida al ministro. Dieci quesiti sullo stato dell'istruzione in Italia: dalle classi sovraffollate fino alle riduzioni di orario. Domenica 12 settembre manifestazione sullo Stretto di Messina

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Il 2 settembre, nel corso della conferenza stampa nella quale introduceva il nuovo anno scolastico, Mariastella Gelmini era stata abbastanza ferma nel dichiarare che non aveva intenzione di incontrare i precari della scuola che protestavano davanti a Montecitorio. Il ministro si era però detta disponibile a rispondere a domande specifiche sul tema. Ora, a pochi giorni dall'inizio delle lezioni, gli insegnanti, che oggi scendono nuovamente in piazza a Milano e domani replicano in Sicilia, raccolgono il guanto di sfida e propongono dieci domande al ministro della Pubblica Istruzione, domande che vanno dai fondi destinati alle scuole fino alle ore di insegnamento tagliati alle superiori.

Le dieci domande al ministro Gelmini:

1. Lei sa che i tagli alle elementari hanno cancellato qualsiasi possibilità di realizzare il vero tempo pieno, fatto di tempi distesi e di compresenze, di lavoro in piccoli gruppi, di progetti, di uscite e laboratori per favorire l’apprendimento di tutti?

2. Cosa risponde ai genitori costretti a pagare un contributo “volontario” di 130/200 € in scuole che vantano, nei confronti del suo Ministero, crediti di 130/200.000 €?

3. I paesi Ocse spendono in media il 5,7% del prodotto interno lordo per il sistema scolastico e l’Italia il 4,5%, come lo spiega?

4. Sa che le 10000 assunzioni a tempo indeterminato di questo anno coprono una percentuale insignificante dei posti che ogni anno servono per far funzionare la scuola?

5. Come mai non c’è un insegnante di sostegno ogni due alunni con disabilità come prevede la legge, tanto che spesso questi alunni sono seguiti solo 4/6 ore a settimana?

6. Lei è al corrente del fatto che nelle scuole medie la sua manovra ha avuto l’effetto di cancellare laboratori espressivi, italiano per stranieri, interventi di recupero e potenziamento?

7. Ritiene sia giusto rispettare la legislazione sulla sicurezza? Sa che le classi con un minimo di 27 alunni e un massimo di 35 per classe, imposte dalla sua manovra, sono proibite da norme vigenti che impongono un massimo di 25 alunni?

8. Aver cancellato le sperimentazioni nei Licei, ispirandosi alla riforma del 1923, risponde ad una esigenza di rinnovamento? Aver tolto ai Licei Artistici l’11% del tempo scuola e ai Linguistici il 17% equivale ad un “potenziamento dell’offerta formativa”?

9. Come giustifica l’aver ridotto drasticamente l’orario degli Istituti Professionali e Tecnici, tagliando su quelle materie che ha affermato di voler potenziare? Sa che le attività di laboratorio diminuiscono del 20/40%? Vuole che le forniamo le tabelle di confronto?

10. Quali motivazioni didattiche l’hanno spinta a eliminare ore di lezione, negli Istituti Tecnici e Professionali, anche nelle classi successive alle prime? Ritiene giusto che chi si è iscritto ad un percorso prima della “riforma”, scopra che è stato cambiato a metà strada?

Domenica 12 settembre, alla vigilia dell'inizio delle lezioni in molte regioni italiane, gli insegnanti hanno organizzato un'ulteriore mobilitazione sulle due sponde dello stretto di Messia, dove sono attese oltre 7 mila persone, provenienti da tutta la Sicilia e da altre regioni del Sud.

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