Noi, sindaci cuscinetto tra camorra e ‘ndrangheta

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Giuseppe Cilento, sindaco di un comune del Salernitano vicino a Pollica e amico di Vassallo: "Ad Acciaroli c'erano caserme dell'Arma e della Finanza: non ci sono più. La criminalità organizzata viene qui a riciclare i soldi". In migliaia oggi ai funerali

Le immagini del funerale di Vassallo

di Serenella Mattera

“Siamo sgomenti. L’omicidio di Vassallo è un evento traumatico. Anche perché da noi non si uccide, la logica dell’omicidio è completamente estranea alla nostra storia e alla nostra cultura. E poi, per capirci, dalle nostre parti si lasciano le chiavi attaccate alla porta di casa. Ma questo evento traumatico non è la fine di un sogno, dobbiamo avere fiducia”. Porta nel nome le sue radici Giuseppe Cilento, sindaco di San Mauro Cilento, piccolo centro del salernitano stretto tra i boschi del Monte Stella e uno dei mari più puliti d’Italia.
Angelo Vassallo, il primo cittadino di Pollica ucciso domenica notte, era un suo caro amico, nonché compagno di lavoro. E adesso è stato ucciso. Ma mentre ancora vivissimo è il dolore, Cilento sottolinea la necessità di “affrontare questo trauma e reagire”. E per questo invoca la presenza dello Stato, nei cui vuoti rischia di incunearsi la criminalità organizzata. “La nostra è una zona cuscinetto tra la camorra da una parte e la ‘ndrangheta dall’altra”, spiega il sindaco di San Mauro. “Tutto l’interno del Cilento non ha fenomeni camorristici. E posso assicurare che sia nel mio paesino che a Pollica tutte le attività rilevanti sono in mani sanissime. Ma è chiaro che sulla costa ci vengono a riciclare i soldi. E allora il problema è capire come si organizza lo Stato rispetto a questo”.

E allora, da chi è stato ucciso Vassallo? Se lo chiede anche Cilento, come tutti. “Non lo so. Non so neanche se la pista camorristica sia quella da seguire. Potrebbe essere stata una persona del luogo a cui Angelo non l’ha mandata a dire, perché era fatto così, quando una cosa non andava interveniva di persona, senza perdere neanche un minuto”.  Vassallo, prosegue il primo cittadino di San Mauro, da presidente del Parco del Cilento, “è stato bravissimo a contrastare fenomeni camorristici e speculazione: ha fissato limiti ben precisi, tra le altre cose, alle possibilità di costruire”. Ma “il mito dell’isola felice non l’ha costruito mai nessuno, tantomeno lui”. La Pollica di Vassallo non era dunque un’isola felice, ma più semplicemente una terra premiata dal turismo grazie a una politica di grande attenzione al territorio. E poiché il turismo porta prosperità e possibilità di guadagno allettanti, esiste il pericolo che a inquinare l'ambiente arrivino i capitali malavitosi. Soprattutto quando si vive “in una situazione dove le banche respingono il credito alle aziende, la Regione non paga le imprese che realizzano le opere pubbliche e tutta l’economia sana è messa in forte difficoltà”. Perché in condizioni del genere prevale chi ha “capitali enormi”, magari da riciclare, “e può acquistare dove e quando vuole”.

Invoca dunque la presenza dello Stato, il sindaco Cilento. Una presenza che deve essere anche fisica. “Acciaroli, che è la frazione turistica di Pollica - spiega ad esempio - aveva una caserma dei Carabinieri e una della guardia di Finanza, che non ci sono più. Ma, per quanto i pochi Carabinieri presenti abbiano fatto tantissimo, non è possibile che resti il sindaco il presidio di una zona delicata come quella del porto”.

San Mauro e Pollica sono Comuni confinanti, l’uno la continuazione dell’altro. I due sindaci, entrambi eletti alla testa di liste civiche di centrosinistra, erano uniti dalla passione per la loro terra e da una fede ambientalista, declinata in una forte vicinanza al movimento Slow Food. “Nella nostra idea i nostri due Comuni dovevano stare insieme, in maniera solidale. Perciò adesso gestiscono insieme servizi come l’acqua, i trasporti scolastici e hanno un solo segretario comunale. Sono uniti anche da una grande cooperativa agricola, la Nuovo Cilento, di cui sono stato presidente, che conta 320 agricoltori e fa prodotti biologici. A San Mauro - racconta ancora il sindaco - stiamo realizzando delle fognature che si vanno a collegare al depuratore di Acciaroli. E manco a farlo apposta proprio in questi giorni stiamo arrivando al luogo in cui Angelo è stato ucciso…”.

La ricetta che ha fatto emergere Acciaroli come eccellenza turistica, è la stessa che ha guadagnato San Mauro, con le sue 978 anime, le bandiere “Bosco sicuro”. Mancano le bandiere blu per il mare pulito, solo perché “siamo gente seria”, spiega Cilento, “e finché non finiamo l’impianto fognario non facciamo neanche domanda”. “Si è detto anche che la causa della sua morte di Angelo potrebbe essere il piano delle energie pulite alternative che aveva voluto per il parco del Cilento, che prevedeva pannelli solari, illuminazione a led, un impianto di compostaggio - conclude il sindaco - Quel piano era risultato primo nella graduatoria regionale. Ma chi guida adesso la Regione ha fermato le delibere della giunta precedente che stanziavano i soldi. E allora mi chiedo: mica si può morire per un progetto che non ha i fondi per essere realizzato?”.

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