Morire per un no: quando a pagare è il sindaco

Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, ucciso nella notte tra il 5 e il 6 settembre
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Il caso di Angelo Vassallo, primo cittadino di Pollica assassinato pochi giorni fa, è solo l’ultimo di una lunga serie. Ecco alcuni precedenti: dall’omicidio del 1987 di Vincenzo Gentile a Gioia Tauro alla morte di Giovanni Piscitelli a Cervino nel 2008

Morire per un no alla mafia, per una licenza negata, per un sussidio mancato. Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, freddato nella notte tra domenica e lunedì scorsi mentre stava tornando a casa, non è l’unico caso in cui un primo cittadino viene assassinato mentre è in carica. E mentre si allungano ombre e sospetti sulla sua esecuzione e l’inchiesta passa in mano all’Antimafia tornano alla mente i casi simili avvenuti negli ultimi anni.

Come la morte del sindaco di Gioia Tauro Vincenzo Gentile. Era una sera dell’8 maggio del 1987, stava rientrando a casa quando alcuni colpi di pistola si scagliarono contro di lui lasciandolo al suolo senza vita. Passano 10 anni e un pentito rivela: Gentile fu ucciso per un favore in campo edilizio negato a un nipote dei Piromalli, boss della ‘ndrangheta locale.

L’anno dopo a morire è il sindaco di Colzate, nel bergamasco. Il 23 luglio il benzinaio Marino Cotter si arma di pistola e fa fuoco su Luigi Rodigari. Subito dopo rivolge il grilletto verso di sé e si ammazza. Probabilmente voleva vendicarsi per una mancata autorizzazione per un impianto di autolavaggio.

Un dramma nel palazzo comunale di Laganadi, Reggio Calabria, si verifica invece il 28 giugno 1990. Il consigliere comunale Domenico Battaglia uccide con un fucile a pallettoni il sindaco Antonio Calarco. Battaglia, che sarà condannato a tre anni di manicomio criminale e a 18 anni di reclusione, si suiciderà nel 1996 in una cella dell'ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona Pozzo di Gotto.

È la mancata assegnazione di un sussidio a mandare su tutte le furie Antonio Sassano, ex ergastolano di 65 anni, che il 9 aprile 1993 uccide a coltellate il sindaco di San Martino in Pensilis (Campobasso), Carmine Troilo, da lui ritenuto colpevole. Per lo stesso motivo il 7 maggio 1999 William Pilato, 22 anni, disoccupato, uccide a coltellate il sindaco di Caltanissetta Michele Abbate, colpevole, secondo lui, di avergli negato un sussidio. Circa un anno dopo, Pilato è condannato a 30 anni.

Il 2 maggio 2003 ad Aci Castello, in provincia di Catania, è strage. Non muore solo il sindaco, Michele Toscano, ma anche altre quattro persone. Il killer è Giuseppe Leotta, precario di 32 anni che, dopo una fuga con un ostaggio, entra in una chiesa e si suicida.

Si suicida anche l’assassino del sindaco di Villa Bartolomea (Verona), che il 30 settembre 2006 entra nell’ufficio di Loris Romano Doriano e lo uccide a colpi di pistola. L’uomo, autista del Comune, poi si suicida.

L’ultimo caso, prima della tragica morte di Angelo Vassallo, avviene il 28 febbraio 2008. A morire è Giovanni Piscitelli, 52 anni, sindaco del Comune di Cervino, nel casertano. Il corpo del primo cittadino, bruciato vivo, viene ritrovato con mani e piedi legati. Per le indagini, Piscitelli venne ucciso per liti, contrasti, politici e professionali. Nell'aprile 2009 sono arrestati il responsabile dell'ufficio tecnico del Comune e un imprenditore.

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