L'Aquila, fino ad oggi riaperti solo 30 negozi su 2000

Una via del centro storico de L'Aquila (foto Getty)
1' di lettura

Un terzo delle attività si è spostato in periferia o nei capannoni industriali, troppe saracinesche sono ancora abbassate. E il nuovo sciame sismico stronca i timidi segnali positivi

Speciale Terremoto - Tutte le foto

La testimoniana di Luca Marinangeli, gestore di una panetteria

Il destino del centralissimo Bar Gran Sasso

di Pamela Foti

A L’Aquila, in quella che ora è ribattezzata la zona rossa, prima del terremoto c'erano circa duemila attività. Mille erano botteghe, panifici, negozi di alimentari, ristoranti, bar, agenzie turistiche, studi commerciali, parrucchieri. E oggi? A quasi un anno e mezzo dal sisma e mentre un nuovo sciame sismico terrorizza la popolazione e costringe a chiudere il cuore della città, un terzo ha riaperto nelle periferie e in capannoni industriali. Solo 30 sono tornati nel centro storico. Gli altri aspettano.

"Per ripartire non vogliamo il grano, vogliamo zappe e sementi" invoca Celso Cioni, direttore provinciale di Confcommercio de L’Aquila. La città, infatti, sta cercando di tornare alla normalità. Ma non può farcela da sola. Ha bisogno delle zappe, ovvero delle agevolazioni economiche e fiscali per poter riacquistare gli strumenti necessari per avviare di nuovo le attività. E ha bisogno delle sementi, "del fosforo" dice Cioni. Ha bisogno di "gente capace, che abbia voglia di mettere a servizio de L’Aquila la propria esperienza e competenza". E rivolge un appello agli economisti italiani: "Raccogliete la sfida e misuratevi con questa situazione seria e complicata. Ci serve il genio di chi ha idee nuove".

Gli aquilani, intanto, non stanno fermi a guardare. Storici negozi di abbigliamento come Panarelli e Mazzitti, che vendono le grandi firme della moda, oppure la nota gioielleria Ranieri che prima del terremoto sorgeva sotto i portici del centro, hanno alzato la saracinesca e sono ufficialmente tornati alle loro attività. Certo, sono stati delocalizzati e costretti ad aprire in gallerie commerciali fuori dalla città. La speranza è che i clienti li raggiungano anche lì.

Qualche giorno fa, invece, si è festeggiato il ritorno di circa 30 negozi in centro; nelle zone attorno a piazza Duomo hanno riaperto un paio di banche e una decina tra bar, macellerie e piccoli ristoranti. "Un risultato importante, che però ha subito una nuova battuta d’arresto" dice il direttore provinciale di Confcommercio. A causa dello sciame sismico dell’ultima settimana, infatti, il centro della città è stato chiuso di nuovo. "Non ci voleva proprio – si lascia scappare Cioni – il rischio è che la gente e i commercianti si scoraggino nuovamente. Ripartire, infatti, era importante, anche a livello psicologico". Ora, invece, dalla Villa Comunale fino alla Fontana Luminosa è di nuovo tutto chiuso.

"Percorrendo a piedi il centro storico de l’Aquila si ha come l’impressione di trovarsi davanti a un esercito ferito" racconta l’architetto Angelo Patrizio, Responsabile del Settore Urbanistica e Progettazione Urbana della Confcommercio Nazionale. Delle 2000 attività commerciali che sorgevano alle spalle del Duomo, spiega, sono circa 1500 quelle rase quasi completamente al suolo per effetto del sisma. "Ci sono poi circa 200 attività che non potranno essere riaperte perché hanno subito ingenti danni, 100 che necessitano di piccoli interventi e, infine, altre 200 che potrebbero strutturalmente riaprire". "Nel mese di agosto 15 operatori commerciali, ci hanno cercati per attivare le pratiche necessarie all’apertura dell’attività" aggiunge Patrizio. "Grazie a una recente delibera che velocizza i tempi burocratici, tra la richiesta di perizia dei locali e le pratiche amministrative, è possibile ottenere i permessi necessari in due settimane".

C’è un progetto, intanto, che dà speranza. Il mercato rionale, che per centinaia di anni ha popolato il piazzale del Duomo, ha finalmente trovato una nuova casa. Dopo una lunga trattativa con il Comune, la Confcommercio della Provincia porterà in piazza d’Armi le 130 storiche bancarelle che vendono abiti, oggetti di ogni tipo e prodotti tipici della terra d’Abruzzo. "Gli ambulanti, che in questi mesi si sono arrangiati portando le loro bancarelle in zone non adatte, ora potranno riavere lo spazio che si meritano – dice celso Cioni - Lo stesso vale per gli aquilani. Perché il mercato non è solo un luogo dove vendere articoli, ma è insieme il pretesto per fare una passeggiata e chiacchierare con vecchi amici".
L'Aquila aspetta che si faccia molto di più. "Con l'impegno di tutti almeno il 30 per cento delle attività potrebbe riaprire subito", assicura Patrizio. 

C'è anche chi, pur avendo sempre incessantemente lavorato, è pieno di debiti: gli albergatori. A L’Aquila, ad oggi ci sono ancora hotel occupati all’80 per cento dagli sfollati, che sono ancora circa 14mila. Sono ospitati a spese del governo, ma finora non sono ancora stati saldati completamente neanche i conti fino a settembre 2009. Ci sono albergatori che hanno accumulato già uno scoperto di oltre 500 mila euro.

Leggi anche:
Sciame sismico, centro chiuso fino al 7 settembre

Leggi tutto