L'Aquila, ci vediamo da Mario prima o poi

Corso Vittorio Emanuele a L'Aquila - Foto: Mario Sestini
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Il bar Gran Sasso, in corso Vittorio Emanuele, era aperto dall'alba a notte fonda prima del terremoto. Aveva riaperto finalmente in piena estate. Le nuove scosse hanno costretto Mario Maccarone a chiudere di nuovo. LA TESTIMONIANZA

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A L’Aquila tutti conoscono il bar Gran Sasso, il piccolo locale di Corso Vittorio Emanuele 135. E’ uno dei ritrovi storici della città, aperto dall’alba a notte fonda. Dietro il bancone c’è Mario Maccarone, per tutti semplicemente Mario. A causa del terremoto ha dovuto chiudere. La strada sulla quale sorge, infatti, è in piena zona rossa. Il 10 luglio 2010, aveva avuto il permesso di riaprire. Ora, a causa del nuovo sciame sismico, ha abbassato di nuovo la saracinesca. E a quasi un anno e mezzo dal terremoto questa è la sua testimonianza


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Ho aperto il 9 novembre 1955 e da quel momento non ho mai chiuso nemmeno per un giorno, fino a quando il 6 aprile 2009 ho dovuto lasciare il mio bar. I muri del mio locale e i macchinari non hanno subito danni, ma il bar Gran Sasso è in piena zona rossa ed era pericoloso tornare a lavoro. Così ho dovuto aspettare che le strade e i palazzi venissero messi in sicurezza. Sono rimasto a casa per 14 mesi: ho fatto il muratore, il pittore, mi sono occupato dell’orto. Mi svegliavo verso le 8 anziché alle 6 e facevo colazione con calma. Tanto nessuno mi correva dietro. Ma correre per dover andare a lavorare non è poi così male. In tutto questo periodo ho campato grazie alla pensione di 1000 euro al mese. Per fortuna poi, avevo qualche risparmio da parte; li ho spesi tutti per mantenere me e mia moglie mentre il Gran Sasso era chiuso. Nessuno mi ha aiutato economicamente. Il Comune e la Provincia ci hanno detto che ci sarebbe arrivato un contributo economico per affrontare i primi mesi, ma io non ho ancora ricevuto nulla. Non chiedo tanto, ma almeno lo stesso trattamento che hanno avuto le altre popolazioni terremotate. Il 10 luglio, dopo più di un anno, ho finalmente potuto riaprire il mio bar. Certo ora è tutto diverso, non c’è più l’amico o il cliente che passa a bere il caffè due volte al giorno. Ventimila aquilani infatti vivono ancora sulla costa e altri ventimila nelle casette lontane del centro.
Ci mancavano solo le nuove scosse di terremoto, ho dovuto chiudere ancora. Speriamo di ricominciare, piano piano. Ma è già un miracolo se sono vivo e se sono ancora qua.

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