Italia-Libia, amicizia e scambi commerciali

Gheddafi e Berlusconi
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Autostrade, petrolio, banche, perfino un hotel di lusso nel pieno centro di Tripoli. Ecco i punti chiavi del business italo-libico

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La Libia, da quando è stato chiuso il lungo contenzioso coloniale con l'Italia, è diventata una sorta di corsia preferenziale per le aziende della Penisola.
Tanti, e variegati, gli affari in ballo tra i due Paesi che, in due anni, hanno visto lievitare il loro interscambio commerciale, un tempo ancorato alle forniture di energia dall'ex Quarta sponda.
Ecco i punti chiavi del business italo-libico.
ENI - Il Cane a sei zampe, in base ad un accordo firmato nel 2007 con la principale compagnia petrolifera libica, la National Oil Corporation, potrà produrre oro nero in Libia fino al 2042. Tuttavia, l'ad Scaroni non sembra intenzionato a fermarsi qui: ha infatti annunciato investimenti per 25 miliardi di dollari" in un Paese considerato come "la pupilla dei suoi occhi". E, pochi giorni fa, lo stesso Scaroni aveva avanzato l'ipotesi di un incontro con il leader libico durante la sua permanenza a Roma.

UNICREDIT. La presunta scalata libica al gigante italiano del credito potrebbe essere uno degli argomenti 'caldi' a cui Gheddafi dovrà dedicarsi, visto che, qualche giorno fa, la Lega Nord ha chiesto a governo e Consob di fare verifiche sull' accresciuta presenza della compagine libica, giunta al 7% dopo che, all'inizio di agosto, la Lybian Investiment Autorithy, aveva portato la propria quota oltre la soglia del 2%.

AUTOSTRADA. Il trattato di amicizia e cooperazione dell'agosto del 2008 prevede che buona parte dei 5 miliardi di dollari che l'Italia pagherà come risarcimento del passato coloniale sarà 'girata' alla costruzione dell'autostrada costiera libica, lunga 1700 chilometri. A realizzare l'opera - l'appalto sarà assegnato entro il 30 ottobre - saranno tutte imprese italiane: i lavori verranno divisi in tre lotti, affidati a "tre consorzi per consentire a molte aziende italiane di lavorare", ha spiegato tre giorni fa il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli.

INTERSCAMBIO. Negli ultimi due anni è lievitato. Tra il gennaio e l'aprile di quest'anno, l'import tra Italia e Libia ha raggiunto quota 789 mila euro (contro i 711mila dei mesi corrispondenti nel 2009), mentre l'export e' balzato a 3,6 milioni di euro, contro i 3,2 dell'anno scorso. Impregilo, Selex sistemi integrati e Finmeccanica hanno già siglato commesse milionarie con il governo libico. E perfino il lussuoso hotel Al-Ghazala, che sorgerà nel centro di Tripoli, sarà 'made in Italy': i suoi lavori sono infatti stati assegnati al gruppo Trevi.

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