Milano, rivendevano cibi scaduti. Sequestrato un magazzino

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I carabinieri del Nas hanno denunciato i titolari di due ditte che riconfezionavano e rietichettavano alimenti scaduti per essere rimessi sul mercato. Sequestrate in tutto 50 tonnellate di cibi pericolosi, tra dolci, pasta fresca ripiena e snack

Cambiavano confezione e data di scadenza ad alimenti scaduti per poi rivenderli. Due persone sono state denunciate dai carabineri del Nas di Milano per frode in commercio e distribuzione di alimenti in cattivo stato di conservazione. A Pantigliate, in provincia di Milano, i militari hanno sequestrato all'interno di un magazzino all'ingrosso, con un punto vendita adiacente, 50 tonnellate di alimenti, per un valore di oltre 180 mila euro.

Due aziende riconfezionavano e rietichettavano alimenti scaduti, spesso conservati a temperature superiori a quelle di sicurezza. Poi gli alimenti venivano rimessi in commercio nei punti vendita aziendali. I carabineri del Nas hanno sequestrato macchinari e attrezzature per falsificare le etichette, 90 mila confezioni di prodotti alimentari, come dolciumi, salse, snack e paste con ripieni di carne e 3.300 cartoni di pasta fresca ripiena, conservati a temperature superiori ai 4 gradi.

"Il sequestro di 50 tonnellate di alimenti scaduti, ma riconfezionati con una nuova data di scadenza per essere rimessi sul mercato conferma la necessità di tenere alta la guardia contro le frodi a tavola, soprattutto dopo la pausa estiva durante la quale molti dei prodotti nei negozi delle città sono rimasti invenduti". Lo afferma la Coldiretti in una nota, commentando con soddisfazione l'operazione condotta dai carabinieri del Nas di Milano. L'associazione sottolinea inoltre che "solo il 13% degli italiani presta attenzione alla data di scadenza" degli alimenti. Il restante 87%, quindi quasi 9 connazionali su 10, non ci fa caso. "Il rischio di smercio di confezioni senza i necessari requisiti sanitari in prodotti alimentari - conclude la Coldiretti - è un crimine particolarmente odioso perché si fonda soprattutto sull'inganno nei confronti di quanti, per la ridotta capacità di spesa, sono costretti a risparmiare sugli acquisti di alimenti".

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