Il pg di Reggio Calabria: Paese incivile, è scontro tribale

Il procuratore generale di Reggio Calabria Salvatore Di Landro
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La bomba ha infranto i vetri dell'abitazione di Salvatore Di Landro, procuratore generale della città calabrese: nessun ferito. "Vogliono farmela pagare perché ho sempre fatto il mio dovere" il commento del magistrato. Napolitano: non abbassare la guardia

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"La riprova ulteriore che non siamo in un Paese civile. Siamo arrivati a un livello di scontro che è tribale". Con queste parole Salvatore Di Landro, procuratore generale di reggio Calabria commenta l'attentato subito nella notte. "Questa violenza endemica che serpeggia nella nostra società - ha aggiunto - mi mette tanta tristezza".
Il magistrato si trovava in casa con la moglie quando una bomba è esplosa davanti al portone del palazzo senza provocare vittime. Nel gennaio scorso un altro attentato compiuto dalla 'ndrangheta aveva colpito la sede della procura della città calabrese.

Intanto, mentre il ministro della Giustizia dice che l'attentato conferma la "bontà" della lotta alle cosche criminali calabresi e il presidente dell'Associazione nazionale magistrati chiede più protezione per i giudici, il prefetto di Reggio Calabria ha deciso di innalzare subito le misure di sicurezza per il procuratore.

Napolitano: non abbassare la guardia -
Il presidente della Repubblica  Giorgio Napolitano, appresa la notizia del gravissimo atto intimidatorio compiuto del Procuratore generale presso la Corte di appello di Reggio Calabria, gli ha manifestato i suoi sentimenti di solidarietà e la vicinanza del paese.
Il capo dello Stato ha, nell'occasione, ribadito "il convinto apprezzamento già espresso per l'impegno e la professionalità della magistratura reggina, insieme alle forze dell'ordine, nel dare sviluppi e ottenere risultati senza precedenti nell'azione di contrasto alla criminalità organizzata facente capo all'ndrangheta. Tale azione si è intensificata anche aggredendo i patrimoni illeciti e scoprendo le pericolose ramificazioni e infiltrazioni dell'ndrangheta nella economia legale in Italia e fuori d'Italia".
"Il gravissimo atto intimidatorio di oggi - prosegue Napolitano  - segue purtroppo altri gravi episodi e impone quindi a tutti di non abbassare la guardia. Insostituibile resta il ruolo della magistratura per il rispetto delle regole e l'affermazione dei principi di legalità, con il pieno sostegno di tutte le istituzioni.

La cronaca dei fatti - L'ordigno è esploso intorno alle 2 davanti alla abitazione del magistrato, Salvatore Di Landro, che abita con la moglie in una palazzina che ospita anche altre famiglie, in una zona periferica di Reggio, dicono i carabinieri. L'esplosione ha sventrato il portone dell'edificio, mandando anche in frantumi le finestre, ma senza provocare alcun ferito.
Secondo i carabinieri, che hanno controllato la zona alla ricerca di altre eventuali bombe, l'ordigno era composto da tritolo e aveva una miccia. Per gli inquirenti si tratta di un attentato della 'ndrangheta, su cui i magistrati reggini indagano da tempo.

La condanna delle istituzioni - In una nota, il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha annunciato che a settembre si terrà a Reggio Calabria un nuovo vertice "per testimoniare il nostro sostegno alla magistratura reggine e per rafforzare l'azione di contrasto alla 'ndrangheta", che con questo attentato ha dimostrato di sentirsi "sotto pressione per la dura azione che le Istituzioni stanno conducendo nei suoi confronti". "Bene ha fatto il procuratore Di Landro - aggiunge Maroni - a dire che non ci lasceremo intimidire e che continueremo a fare il nostro lavoro con più determinazione di prima".
Per il ministro della Giustizia Angelino Alfano, che ha espresso in una nota solidarietà al pg Di Landro,"questo ultimo ennesimo vile atto intimidatorio conferma la bontà dell'impegno finora profuso nel contrasto alla 'ndrangheta, ma ci impone di mantenere alto il livello di guardia". Per il Guardasigilli "la criminalità, come una bestia ferita è in difficoltà, ma proprio per questo siamo consapevoli di quanto possa essere pericolosa".
Una ferma condanna dell'attentato arriva dal presidente della Camera Gianfranco Fini, che ha inviato a Di Landro un messaggio di solidarietà e ringraziamento.
"Ho appreso con grande preoccupazione e sdegno la notizia del vile attacco terroristico ed intimidatorio ... finalizzato ad alimentare una strategia di terrore e di violenza", si legge nel messaggio. "Sono certo che il suo prezioso lavoro, che quotidianamente svolge con indubbia professionalità, per il rispetto della legge e al servizio delle Istituzioni e dei cittadini continuerà con rinnovato rigore nella lotta contro ogni forma di crimine.

La reazione dell'Anm - Il magistrato, accompagnato a casa in serata dalla scorta, non disponeva fino a oggi della sorveglianza permanente della polizia e la sua abitazione non ha alcun sistema di videocontrollo, dicono i carabinieri. Circostanze che hanno spinto Luca Palamara, presidente dell'Anm, a chiedere subito al ministero della Giustizia e a quello dell'Interno più protezione per i magistrati antimafia.
"Purtroppo non si tratta di un fatto isolato: dall'inizio dell'anno si sono verificati troppi, gravi, episodi di intimidazione, come quelli di Lametia Terme, Palmi, Reggio Calabria, che hanno riguardato magistrati che quotidianamente operano con impegno e abnegazione in una realtà complessa come la Calabria", ha detto Palamara.

"Reggio non tace" -
Anche la Rete si sta mobilitando per condannare l'attentato. Il movimento "Reggio non tace" ha convocato su Facebook un sit-in "per dimostrare che non si deve e non si può lasciare soli i servitori dello Stato come il dott. Di Ladro nella lotta alla 'ndrangheta".

Misure di sicurezza per il procuratore- Lo scorso 3 gennaio due persone a bordo di una moto fecero esplodere una bomba davanti alla sede della Procura generale di Reggio, provocando danni ma nessun ferito, in quello che gli inquirenti considerarono un avvertimento. Successivamente, alcuni magistrati ricevettero buste con proiettili e scritte minacciose. Sempre a gennaio durante la visita del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano era stata ritrovata un'auto con dentro armi e armi rudimentali.
Al termine del vertice in prefettura a cui ha partecipato, oltre ai vertici locali delle forze dell'ordine e della Direzione distrettuale antimafia anche lo stesso Di Landro, si è pertanto deciso di rafforzare, con effetto immediato, il dispositivo di protezione a tutela del dottor Di Landro".

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