Palermo, "temo la reazione rabbiosa della mafia"

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Il procuratore capo Francesco Messineo ai microfoni di SkyTG24 commenta la notizia delle minacce agli agenti della Catturandi, fotograti a spiati da Cosa nostra. "La mafia non ha mai smesso di tentare di ricompattarsi". L'INTERVISTA

Fotograti a spiati da Cosa nostra. Nel mirino dei clan sono finiti quattro agenti della Catturandi di Palermo, la squadra che ha assestato colpi letali all'organizzazione mafiosa, arrestando boss e prestanome in diverse operazioni, decapitando il ghota delle 'famiglie' palermitane. Un lavoro, spesso condotto lontano dai riflettori. Per ragioni di sicurezza, inoltre, gli agenti sono sempre incappucciati, per evitare che si risalga alla loro identità. Questo, però, non ha impedito ai capoclan di avvicinarli e minacciali.

"Prendiamo con estrema serietà queste minacce - dichiara a SkyTG24 il procuratore capo di Palermo Francesco Messineo - Io credo che queste azioni siano la reazione alla risposta incisiva che la catturandi di Palemo ha svolto". La mafia, aggiunge Messineo "non ha mai smesso di tentare di riorganizzarsi. Come sappiamo fin dall'operazione Perseo del 2008, i tentativi di ricompattamento sono continui e frequenti perché ricompattarsi per la mafia è una precondizione necessaria per poter riprende un'attività su larga scala".

Il procuratore parla poi anche del problema delle risorse di cui dispongono le forze dell'ordine. "Alla procura di Palermo oggi mancano ben 18 sostituti su 64".

La Procura ha aperto un'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Ignazio De Francisci e dal pm Francesca Mazzocco, per fare luce sugli inquietanti episodi. Il primo risale all'inizio di agosto quando la moglie di un poliziotto è stata fermata per strada da tre uomini in auto, che con la scusa di chiederle un'informazione le hanno mostrato alcune foto che ritraevano il marito e altre persone, commentando le immagini con frasi del tipo: "Che bei mariti avete, che belle famiglie".

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