Tor Bella Monaca da abbattere? Non solo quella

Un'immagine del quartiere romano di Tor Bella Monaca (foto Lapresse)
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Uno dei grandi fallimenti dell'urbanistica, dice Portoghesi. Per Fuksas, la tabula rasa è possibile in casi estremi, Sgarbi: ultima edilizia civile quella fascista. Ma l'ex assessore Nicolini: non sono brutti spazi, è il vuoto urbano che va riempito


Prima sembra una boutade, poi Gianni Alemanno conferma: i quartieri come Tor Bella Monaca andrebbero abbattuti e ricostruiti. E la sua proposta raccoglie il consenso di molti addetti ai lavori. “È necessario demolire e ricostruire ampie aree della città – ha dichiarato il sindaco della capitale durante un dibattito di Cortina Incontra sull’estetica urbana –. A Roma ci sono molte aree delle 167 che sono autentiche cisti urbane, penso al Tiburtino 3 e altre zone. Tor Bella Monaca, ad esempio, dovrebbe essere completamente rasa al suolo, non tanto Corviale, che è un altro discorso. Sono state costruite con meccanismo di prefabbricazione con il risultato che oggi piove dentro alle case e i  prefabbricati non tengono più. Se abbiamo terreni e aree per poter costruire a fianco a Tor Bella Monaca un’altra area, sarà sicuramente una decisione che non incontrerà critiche degli abitanti”.

Già stavano arrivando le prime reazioni, quando Alemanno ha aggiunto: “Sbaglia chi pensa che la mia sia una boutade estiva: a fine ottobre presenteremo un master plan della zona e faremo un confronto diretto con i residenti, anche con un referendum, perché vogliamo attuare una urbanistica partecipata e non calata dall’alto”. Il sindaco pensa ad una ricostruzione di Tor Bella Monaca non con i grattacieli ma sulla falsa riga della città giardino, modello Garbatella. “I grattacieli servono – sottolinea – per realizzare servizi e non residenze. Lo schema edilizio verticale è fallito. Non si tratta, assicura, di una scelta dettata "soltanto da motivi legati all’estetica ma anche funzionali: nelle case di Tor Bella Monica ci piove dentro, la qualità di vita dei cittadini è pessima perché spesso si tratta di prefabbricati spinti e tra una lastra e l’altra ci sono crepe e infiltrazioni. Puntiamo a edificare le aree circostanti con premi di cubature da dare ai costruttori, quindi senza esborsi per l’amministrazione comunale".

È d’accordo con il primo cittadino il presidente dell’VIII Municipio di Roma, da cui dipende il quartiere di Tor Bella Monaca, Massimiliano  Lorenzotti. “Spero che la proposta di Alemanno non venga strumentalizzata – ha detto –, ma che si tratti di un sogno che si possa realizzare. Tor Bella Monaca è diventato un ghetto, l’architettura di quel quartiere è invivibile, una vera architettura comunista come se ne vedeva in Unione Sovietica. Ed è un quartiere insicuro con sacche di microcriminalità, tanto che le persone per bene non riescono a viverci, non c’è più vita sociale. La manutenzione è poi difficilissima, perché gli edifici sono vecchi e mal costruiti. Il quartiere – conclude Lorenzotti – non va ricostruito nell’ottica delle case popolari ma, come si fa in Inghilterra, con case a  riscatto, dove pagando magari 400 euro al mese in qualche decennio si  può arrivare ad avere una casa di proprietà, anche per  responsabilizzare chi ci vive”.

Anche l’architetto Massimiliano Fuksas appoggia, con alcuni distinguo, la proposta. “Il quartiere di Tor Bella Monaca  può essere in parte integrato, in parte abbattuto – spiega l’archistar. C’è spazio per costruire nuove architetture con qualità ambientali e sociali, oltre  che culturali. Fare tabula rasa è possibile, ma solo in alcune condizioni estreme. Negli altri casi, come ho verificato ad esempio durante un intervento a Marsiglia, in un grande quartiere sociale si può in alcuni casi diminuire la densità, in altri aumentarla, intervenire sull’esistente e anche abbattere gli edifici che non hanno né qualità sociale né qualità architettonica. Si può fare, ma la strategia non è la tabula rasa, serve un lavoro di cesello e attenzione, perché ogni quartiere coinvolge sentimenti consolidati delle popolazioni. Sono  d’accordo in generale con l’intervento nelle periferie con maggiori difficoltà, ma ogni periferia è differente dall’altra e merita un’analisi profonda su tre livelli: abitanti, costruzioni e relazioni  urbane”.

Vittorio Sgarbi si augura che le parole di Alemanno non rimangano lettera morta. “Alemanno ha perfettamente ragione – sottolinea il critico d’arte –, è la dichiarazione più sensata che potesse fare. La sua proposta va sostenuta, anche se rischia di essere una dichiarazione simbolica senza alcuna conseguenza pratica. L’ultima periferia decorosa costruita a Roma è stata l'Eur. Ciò significa che l’architettura fascista rappresenta l’ultimo modello di edilizia civile. Tutto quello che è venuto dopo è stato decadimento senza possibilità di riscatto. Bisogna elaborare un quartiere che sia come una seconda Eur”.

Demolire Tor Bella Monaca è un’ “ottima idea” anche per l’architetto Paolo Portoghesi. “È auspicabile – sostiene –, perché è uno dei grandi fallimenti dell’urbanistica romana degli anni Settanta e Ottanta. Ormai Tor Bella Monaca è un ghetto senza vivibilità e consuma energia in modo terribile perché realizzato con modelli di prefabbricazione sbagliata. Costa meno abbatterlo e ricostruirlo che riqualificarlo”. Secondo Portoghesi, quanto affermato Alemanno è “un sintomo positivo perché vuol dire che si stanno affrontando i problemi”. E per il sottosegretario ai Beni Culturali, Francesco Giro, quella del sindaco è una proposta “realistica e appartiene alla logica delle grandi città che non respingono la sfida delle riqualificazioni urbane. In questi casi vale molto il senso e la prospettiva indicata da Alemanno di una nuova città, dove qualità di vita si traduca in qualità architettonica e del paesaggio per un riscatto morale e culturale della capitale”. Secondo Giro, “progetti di simile portata dovranno essere pensati con gli urbanisti e gli architetti ma discussi con le autorità locali e le popolazioni che le hanno elette. A volte scopriamo parlando con il territorio che le soluzioni sono più semplici e a portata di mano. Un tempo si parlava di bilancio partecipato, oggi si può forse discutere di urbanistica partecipata”.

Negativo invece il giudizio del critico e scrittore Alberto Asor Rosa. Se fosse possibile commentare l'idea del sindaco Alemanno su Tor Bella Monaca “con una risata, e trasmetterla, l'intervista sarebbe finita qui”, ha dichiarato. Quel quartiere Asor Rosa lo conosce bene, perché ai tempi del Pci, come dirigente del partito, ci andava a fare i comizi. “Se una decisione del genere dovesse essere presa per mero fatto estetico – ha detto il critico –, tre quarti della Roma post bellica dovrebbe essere abbattuta. Penso al Tuscolano e agli insediamenti nati attorno alla Salaria. Di più, si potrebbe pensare ad una distruzione quasi totale della Capitale”. Asor Rosa ricorda che il quartiere di Tor Bella Monaca “ è nato come un prodigio dell'avanguardia moderna. È vero non ci sono servizi come non ci sono nell'80 per cento della periferia romana. E allora invece alla distruzione, Alemanno deve pensare a riportare a Tor Bella Monaca servizi, cultura e assistenza sociale. Si ponga questo problema, non altro”.

Se lo chiamano ghetto, “l’hanno già condannato a morte”, aggiunge l’architetto Renato Nicolini, ex assessore alla Cultura del Comune di Roma. Un’ipotesi, quella di abbattere Tor Bella Monaca, che Nicolini bolla come “proclama da Ferragosto”. Secondo l’architetto, recuperare un quartiere si può “costruendo e non demolendo. Non bisogna avere paura degli spazi vuoti. A Tor Bella Monaca ci sono ampi spazi tra una costruzione e l’altra che però non sono spazi, sono ‘vuoti urbani’. Il quartiere non è stato concepito come un quartiere ‘pedonale’”. Quindi, per Nicolini, si può intervenire “con una finezza maggiore rispetto ad un ‘butto giù tutto e ricostruisco’. L’architettura europea non ha questa filosofia. Si recupera, si riqualifica, si costruisce, si trasforma. Quindi, si ‘densifica’ creando spazi per la vita culturale e sociale. Ma per far questo ci vuole uno sforzo di fantasia. E la proposta di demolire manca assolutamente di qualsiasi fantasia”.


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