Fiat, a Melfi è muro contro muro tra azienda e sindacato

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I tre operai licenziati e poi reintegrati dal giudice sono tornati allo stabilimento ma per Fiat "non possono lavorare, possono solo fare attività sindacale". Fiom presenta denuncia e si richiama all'articolo 28 dello Statuto dei Lavoratori

I tre operai a Melfi: le foto

Licenziati, reintegrati dal giudice, entrati in fabbrica per meno di due ore, di nuovo fuori, con l'intenzione di avviare un'azione penale contro l'azienda, che invece ribadisce la legittimità dei licenziamenti e crede nella vittoria del ricorso, il 6 ottobre prossimo, fino ad un appello al Presidente della Repubblica.
Può essere raccontata così la giornata - convulsa e ricca di prese di posizione - di Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli

"Entrate, ma non lavorate" - Alle 13,30 Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli, i tre operai dello stabilimento di Melfi licenziati nel luglio scorso dalla Fiat e reintegrati dal giudice del lavoro circa due settimane fa, si sono presentati ai tornelli della fabbrica con i legali della Fiom e un ufficiale giudiziario. Nessuno li ha fermati. Ma la Fiat ha deciso di non impiegarli nelle linee di produzione e di mettere a loro disposizione solo una 'saletta sindacale', dove dovranno restare durante il turno di lavoro.
L'azienda infatti vuole aspettare il pronunciamento del giudice sul ricorso che ha presentato.

La Fiom denuncia la Fiat - Decisione questa subito bollata come "inaccettabile" da Enzo Masini, coordinatore nazionale auto Fiom. La Fiom-Cgil così ha proclamato un'ora di sciopero per il secondo e il terzo turno e ha deciso di presentare un esposto-denuncia per la mancata osservanza della sentenza emessa dal tribunale del lavoro. La denuncia è stata formalizzata nella caserma di Melfi dei carabinieri dal segretario regionale della Basilicata della Fiom, Emanuele De Nicola.
Al giudice, inoltre, il sindacato chiederà di precisare le modalità di attuazione del decreto di reintegro dei tre lavoratori.
Nella denuncia si richiama inoltre l'articolo 28 dello "Statuto dei  lavoratori" sulla condotta antisindacale.

La reazione degli operai e quella di Fiat - "Mi sento umiliato. A Napolitano chiedo di non farci rimpiangere di essere in Italia", ha detto Giovanni Barozzino. La Fiom ha annunciato una lettera aperta al capo dello Stato per ottenere un intervento celere della magistratura sulla vicenda. Barozzino, delegato Fiom rivendica per sè e per gli altri due colleghi la "dignità di lavoratori che non chiedono l'elemosina dello stipendio ma vogliono guadagnarselo nella catena di montaggio". "Verremo qua tutti i giorni - annuncia - fino a quando i giudici non metteranno la parola fine. Noi vogliamo stare nella produzione e non in una saletta".
Netta la replica di Fiat, che si dichiara "fiduciosa che il Tribunale di Melfi, nel giudizio di opposizione, saprà ristabilire la verità dei fatti" e ribadisce la ferma convinzione che siano "pienamente legittimi i provvedimenti adottati nei confronti dei tre lavoratori" licenziati e poi reintegrati dal giudice del lavoro: "i comportamenti contestati ai tre scioperanti - scrive in una nota l'azienda - sono stati di estrema gravità, in quanto, determinando il blocco della produzione, hanno leso la libertà d'impresa, causato un danno economico e condizionato il diritto al lavoro della maggioranza degli altri dipendenti che non avevano aderito allo sciopero". Inoltre il Lingotto sostiene di aver "doverosamente eseguito" il provvedimento di reintegro emesso dal Tribunale di Melfi.

La vicenda - I tre dipendenti erano stati licenziati a metà luglio dall'azienda perché - secondo la Fiat - durante un corteo interno allo stabilimento avevano bloccato un carrello robotizzato che riforniva altri operai che erano regolarmente al lavoro. Il tribunale ha deciso il reintegro condannando il Lingotto per comportamento anti-sindacale.
Lo scorso 20 agosto Fiat ha però fatto sapere di aver presentato ricorso contro la decisione del giudice del lavoro di Potenza di ordinare il reintegro dei tre operai licenziati a Melfi e condannare la casa automobilistica per comportamento antisindacale. L'udienza si terrà al tribunale di Melfi il prossimo 6 ottobre.
L'allontanamento dei tre operai è arrivato durante una delle fasi della complessa trattativa che la Fiat sta portando avanti per ottenere un contratto ad hoc per i dipendenti dello stabilimento napoletano di Pomigliano d'Arco, che prevede sanzioni per chi non rispetta le intese.

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