Torna in libertà Maniero, l'ex boss della mala del Brenta

Felice Maniero in una foto d'archivio
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"Faccia d'angelo" a 55 anni torna ad essere un uomo come tutti gli altri. Era stato condannato a 17 anni di reclusione: 11 per associazione per delinquere di stampo mafioso, con rapine, traffico di droga e sequestri, e 14 per sette omicidi

Spaghetti all'astice e prosecco serviti nella "gabbia" mentre assisteva  nel 1994 al processo davanti alla corte d'assise Venezia. L'immagine di Felice Maniero, l'ex boss della Riviera del Brenta tutto genio del male e sregolatezza, da lunedì 23 andrà in archivio, sostituita da quella di un anonimo imprenditore di casalinghi che varca la soglia della libertà.

Con la fine dell'ultima misura restrittiva, il soggiorno obbligato, "Faccia d'angelo" a 55 anni torna ad essere un uomo come tutti gli altri. Anche se con un passato pesante, una scia di sangue che ha legato la sua banda a 17 omicidi registrati in Veneto negli anni Ottanta, oltre a due rapine miliardarie ai danni del Casinò di Venezia e dell'aeroporto "Marco Polo" di Tessera, dove era in partenza un carico di 170 chili d'oro.

Senza contare le rocambolesche evasioni dal carcere di Fossombrone e Padova. Grazie alla sua collaborazione con la giustizia, decisa nel 1995, dopo l'ultima cattura, a Torino, Maniero si era visto infliggere una condanna definitiva a 17 anni di reclusione: 11 anni per associazione per delinquere di stampo mafioso, con rapine, traffico di droga e sequestri, e 14 per sette omicidi, dei quali il boss ne ha riconosciuti solo cinque. Lo status di collaboratore gli è valso il vantaggio del cumulo delle pene.

I delitti di cui è accusato Maniero sono quelli di Gianni Barizza, avvenuto a Campolongo (Venezia) nel 1982, di Ottavio Andrioli, a Eraclea nel 1983, di Zeno Bertin, a Campolongo nel 1984, il triplice delitto dei fratelli Maurizio e Massimo Rizzi e di Franco Padovan, a Galta di Vigonovo (Padova) nel marzo del 1990, le esecuzioni di Ermes Bernardinello, a Piove di Sacco (Padova) nel gennaio del 1990, e infine di Giancarlo Ortes e Nazda Sabich, a Cadoneghe (Padova) nel novembre 1994.

Nel corso del processo Maniero aveva ammesso le sue responsabilità nelle attività della banda e il suo ruolo nella decisione e nell' esecuzione di alcuni delitti. Aveva però negato il proprio coinvolgimento nell'ultimo duplice omicidio Ortes-Sabich,affermando che la decisione gli sarebbe stata imposta da altri componenti, e in particolare dal suo ex "braccio destro" Antonio ''Marietto'' Pandolfo.

Forse da oggi dalla sua nuova casa segreta, lontano da Campolongo Maggiore, la città natale del veneziano dove aveva costruito una faraonica villa con piscina lussuosa almeno quanto lo yacht da dolce vita "Lucy" sul quale venne arrestato a Capri nel '93, brinderà da solo, come ai vecchi tempi, lasciando alle spalle un pezzo della sua vita. Ma non i ricordi dolorosi, come la morte suicida nel 2006 della figlia Elena e la scomparsa nell'88 di Rossella Bisello, madre di suo figlio Alessandro, sostituita nel cuore dell'ex boss dalla fedelissima cognata Marta.

Quanto nell'uomo di oggi sia il frutto di un percorso di ravvedimento e di ripensamento del proprio vissuto è difficile da capire, anche per il suo stesso legale, Gian Mario Balduin. "Da un certo punto di vista è un uomo nuovo, una persona molto provata - ammette - ma per saperlo bisognerebbe conoscerlo più a fondo".

Aperto il giudizio dell'avvocato anche sul senso della parola pentimento per l'ex boss: "Dobbiamo capire cosa si intende con la parola pentito - dice cauto Balduin, confidando peraltro "nell'intelligenza" di Maniero - . Dal punto di vista giuridico certamente si', da quello pratico lo sa solo lui".

Felice Maniero in Città Criminali, la serie di Discovery Real Time, dedicata al crimine italiano:



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