La mamma di Chiara Poggi: "Alberto ha ucciso mia figlia"

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Il 13 agosto 2007 nella villa di famiglia a Garlasco veniva assassinata la giovane. Stasi, ex fidanzato della 26enne e unico imputato, è stato assolto in primo grado dall'accusa di omicidio. A dicembre il processo d'appello

"Lo hanno assolto, ma non cambiamo idea. A uccidere mia figlia Chiara è stato Alberto Stasi. Comunque la battaglia non è ancora finita. C'è il processo d'appello". 
A tre anni di distanza dall'omicidio di Chiara Poggi, assassinata nella villa di famiglia in via Pascoli a Garlasco, i genitori della ragazza 26enne in attesa che si apra a Milano il processo di secondo grado, sostengono che il colpevole sia l'ex fidanzato Alberto Stasi. Il giovane laureato all'università Bocconi di Milano è stato assolto in primo grado.

Il delitto di Garlasco - 13 agosto 2007. Chiara, una stagista di 26 anni viene uccisa. L'assassino infierisce, trascina il corpo lungo le scale della taverna, colpisce ancora con un'arma sconosciuta, poi si chiude la porta alle spalle e  sparisce.
Oggi, a tre anni di distanza l'omicidio di Chiara rischia di restare irrisolto. Più che di un delitto perfetto assomiglia infatti a un insieme di errori investigativi.
Ritardi, l'alibi del computer cancellato dagli accessi effettuati dai carabinieri dopo il sequestro e perizie contraddittorie che non hanno sciolto i dubbi che da sempre accompagnano l'inchiesta.
Come il materiale biologico della vittima trovato sui pedali della bici di Alberto: sangue per l'accusa, saliva secondo la difesa. O come le scarpe 'immacolate' con cui Alberto calpesta il pavimento della villetta quando scopre il cadavere: poteva non sporcarsi il  leitmotiv della difesa che non viene smentito.
Resta da chiarire l'arma usata e le impronte dell'unico sospettato, miste al dna della  vittima, trovate nel bagno dove si è lavato l'assassino.
Quello che doveva essere un processo 'lampo' si trasforma in un abbreviato lungo 24 udienze. Il dibattito si arricchisce di nuove consulenze (già una dozzina quelle redatte da accusa, parte civile e difesa), sopralluoghi in casa Poggi e audizione di alcuni testimoni.  Chi attendeva un colpo di scena, però, resta deluso: nessun oracolo arriva da test, provette, analisi statistiche e passeggiate  sperimentali.
Ad assolvere Alberto sarà il computer: Alberto lavorava al suo pc mentre Chiara moriva, secondo l'ora indicata dall'accusa. 

Alberto è assolto - L'11  dicembre scorso il gup di Vigevano, Stefano Vitelli, lo ha assolto  dall'accusa di aver ucciso la fidanzata. Un verdetto che, però, non convince: i genitori della vittima non sono disposti a incontrarlo e sono tante le persone che non credono al biondino 'dagli occhi di  ghiaccio'.
Gli interrogativi e i dubbi sull'allora 24enne laureando alla Bocconi continuano a serpeggiare, anche se per la legge è innocente.
Difficile incrociarlo per le strade di Garlasco, ma c'è chi assicura che continua a frequentare gli amici di sempre, come Serena,  l'amica che lo ha sostenuto durante il processo.
Intanto, il 10 giugno scorso è stato rinviato a giudizio con l'accusa di detenzione di video pedopornografici, mentre è caduto il capo di  imputazione che fa riferimento alla divulgazione degli stessi video  (reato più grave), così come c'è il non luogo a procedere per la detenzione di foto 'hot'. Immagini e filmati trovati nel suo computer, lo stesso al quale lavorava la mattina della morte di Chiara, e che  per l'accusa hanno sempre costituito il possibile movente del delitto.

La difesa: Stasi è estraneo ai fatti - I legali di Alberto Stasi, imputato e poi assolto dall'accusa di aver ucciso la fidanzata Chiara Poggi tre anni fa a Garlasco, sono "assolutamente rispettosi del lavoro dell'accusa pubblica e privata", in vista del processo d'appello, ma sottolineano come la sentenza che ha assolto il bocconiano sancisca "non l'assenza di prove, ma la prova della sua estraneità", anche sulla scorta dell'attività svolta dai periti del gup. E' per questo che, a tre anni di distanza dall'omicidio, il professor Angelo Giarda, uno dei difensori di Stasi, mostra tranquillità in vista del processo d'appello, che non è ancora stato fissato.
Il legale spera, anzi, che la Procura di Vigevano, in questi mesi, abbia coltivato il suggerimento del giudice nella sentenza di assoluzione: indagare su quella bicicletta nera che fu vista accanto alla casa di Chiara Poggi vista da una testimone in un'ora compatibile con l'aggressione. "Una bicicletta - sottolinea Giarda - che non era tra quelle nella disponibilità della famiglia Stasi".

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