Tettamanzi: sconvolge il mancato aiuto alla donna filippina

L'arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi
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In una lettera, l'arcivescovo di Milano esprime vicinanza alla famiglia della vittima della follia del pugile ucraino, elogia "la presenza operosa, discreta e onesta di tanti immigrati" e auspica "una città dove tutti si sentano responsabili di tutti"

Il dolore per la morte di Emlou Arvesu, massacrata per strada a Milano in Viale Abruzzi da un pugile ucraino, è "reso ancora più sconvolgente dalle circostanze in cui questa morte si è consumata: per mano violenta, per futili motivi, senza - durante l'agguato - la visibile espressione di un aiuto, come dicono le cronache".
Lo scrive l'Arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, in una lettera inviata oggi al marito e alla famiglia della donna.
"A questo dolore vogliamo essere vicini anzitutto con la preghiera e poi con l'espressione concreta della solidarietà per le esigenze della famiglia" aggiunge il cardinale.
"Per questo - continua - sento il bisogno di chiedere che venga celebrata una messa di suffragio sabato 14 agosto alle ore 11 presso la chiesa parrocchiale SS. Redentore di Milano, la comunità che la signora Emlou frequentava".

L'esempio "di laboriosità di questa signora che - insieme alla sua famiglia - ha lasciato le Filippine per cercare lavoro a Milano - scrive ancora Tettamanzi - ci testimonia la presenza operosa, discreta e onesta di tanti immigrati nella nostra città, impegnati spesso nei lavori più umili, in molteplici e insostituibili servizi a beneficio diretto di tante persone".
Ma soprattutto, sottolinea, "vogliamo una città dove tutti si sentano responsabili di tutti. Per questo preghiamo sia per la vittima che per l'uccisore. In una città dove 'tutti si sentono responsabili di tutti', accorgersi e intervenire per aiutare - nel possibile - una persona che per strada subisce violenza, non eèmai intromissione in vicende private, ma segno di legami sociali veri e forti".

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