La Caritas: "Aumentano gli sbarchi di immigrati"

1' di lettura

A dispetto degli accordi con la Libia di Gheddafi in Italia cresce la pressione migratoria. Il trend estivo di sbarchi è destinato a proseguire. Secondo l'organismo pastorale della Cei "i pattugliamenti delle coste non così efficaci"

"C'e' un flusso costante e una pressione migratoria che rimane sostanzialmente immutata se non aumentata al di là e a dispetto di tutti gli accordi presi tra Italia e Libia". E' quanto afferma Oliviero Forti, responsabile nazionale della Caritas, commentando la ripresa degli sbarchi di immigrati nel sud Italia e anche in Sicilia, da ultimo con l'arrivo di 50 immigrati a Linosa la scorsa notte.

"Un paese come la Libia - prosegue Forti - oggi deve assolvere al ruolo di sentinella dell'Europa, ci si chiede fino a quando questo potrà accadere perché sappiamo tutti che la Libia ha un ritorno economico rispetto al ruolo che ricopre". "Nel momento in cui non si riesce più a sostenere questa dinamica – continua il responsabile della Caritas - assistiamo alla ripresa degli sbarchi, non nella stessa quantità del passato, ma comunque un numero di sbarchi che sommati fanno centinaia di persone e alle quali comunque bisogna dare delle risposte".

"Ci chiediamo allora - spiega Forti – come possano avvenire questi sbarchi se teoricamente è in vigore un pattugliamento così serrato come è stato annunciato e che in alcuni casi sembra non funzionare. Gli arrivi di questa notte a Linosa dimostrano che i pattugliamenti non funzionano poi così bene. Ci rendiamo conto che c'è bisogno di una politica che guardi oltre questi provvedimenti e che cerchi di dare delle risposte alle migliaia di persone che cercano di sbarcare sulle nostre coste".

In merito alla politica del governo sull'immigrazione, la Caritas conferma le sue critiche per i "deprecabili respingimenti in mare a nostro avviso in contrasto con la libertà personale". "Ma al di là dell'efficacia diretta - spiega ancora Forti - quello che noi temevamo è che nei fatti questa politica non avrebbe risolto il problema alla radici ma lo avrebbe solo spostato più a sud. Il caso dei 200 eritrei detenuti in Libia ci danno la misura di come forse l'Italia ha supportato un carico minore di immigrati, e tuttavia dato che a noi come Caritas stanno a cuore le persone e le vite umane, del destino di queste persone non si è risolto nulla. Ciò di cui ci dobbiamo preoccupare è proprio questo: quanti arrivano da noi hanno almeno qualche possibilità di sopravivenza decente, altrove questa possibilità viene meno. D'altro canto questi stessi migranti intervistati in Libia hanno ribadito, proprio per tali ragioni, di voler rimettere piede in Europa”.

Leggi tutto