P3, Formigoni: "Non sono indagato, resto un testimone"

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Il presidente della Lombardia, interrogato per 2 ore dai magistrati della procura di Roma nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta nuova P2. Il governatore si sarebbe rivolto alla "cricca" per evitare l'esclusione della sua lista alle ultime elezioni

Si è conclusa dopo due ore e mezza circa l'audizione del governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta Loggia P3.

"Sono stato ascoltato come testimone - ha dichiarato il presidente lombardo - e sono rimasto testimone". Formigoni non è voluto entrare nel merito dell'atto istruttorio, che si è tenuto davanti al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e al sostituto Rodolfo Sabelli: "Mi sono state rivolte domande - ha dichiarato - su fatti di cui potessi essere a conoscenza. Non è mia intenzione rompere il segreto istruttorio".

Secondo le intercettazioni Roberto Formigoni si sarebbe rivolto ad Arcangelo Martino, arrestato insieme a Flavio Carboni e Pasquale Lombardi nell'ambito dell'indagine della cosiddetta P3. Il gruppo avrebbe fatto pressioni per favorire il ricorso contro l'esclusione della lista collegata a Formigoni alle ultime elezioni regionali.

Sempre a proposito dell'inchiesta sulla P3, mercoledi 4 agosto l'aula della Camera voterà mercoledì sulla mozione di sfiducia al Sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo.

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