P3, Caliendo interrogato: “Sarà dimostrato che non c’entro”

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Il sottosegretario alla Giustizia, indagato per violazione della legge Anselmi nell’inchiesta sulla presunta loggia, è stato ascoltato per 5 ore. “Ho riferito fatti, circostanze e testimoni che possono escludere qualunque mia responsabilità”

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"Verrà dimostrato che non ho nulla da rimproverarmi: non ho fatto pressioni per la lista Formigoni, mai parlato con i giudici della Consulta, mai avuto a che fare con gli uomini di Carboni". Rigetta tutte le accuse il sottosegretario alla giustizia Giacomo Caliendo, per cinque ore interrogato dai magistrati romani che indagano sulla cosiddetta P3, il gruppo che faceva capo a Flavio Carboni in carcere dai primi di luglio assieme a Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino.

"Ho riferito fatti, circostanze e indicato testi che possono escludere qualsiasi mia responsabilità. Sono certo che verrà dimostrato che non ho nulla da rimproverarmi", spiega Caliendo mentre esce dall'ufficio del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo che lo ha interrogato assieme al pm Rodolfo Sabelli.
Caliendo, indagato per violazione della legge Anselmi sulle società segrete, era arrivato a piazzale Clodio alle 16 in compagnia dell'avvocato Paola Severino.
Secondo l'accusa il sottosegretario è uno dei personaggi che ha preso parte alla cena a casa del coordinatore del Pdl Denis Verdini (GUARDA LA CONFERENZA STAMPA) nel corso delle quale sarebbero state, secondo l'accusa, stabilite condotte illecite.

In particolare i magistrati romani gli contestano il tentativo da parte di Pasquale Lombardi, assieme a Flavio Carboni e Arcangelo Martino, di condizionare la decisione dei giudici della Consulta sulla legittimità del lodo Alfano. Ma anche le pressioni per far eleggere Alfonso Marra alla Corte d'appello di Milano e il tentativo di far riammettere la lista del governatore Roberto Formigoni alle elezioni amministrative in Lombardia. Accuse che Caliendo ha ribattuto punto su punto.

Al pranzo a casa di Verdini a palazzo Pecci Blunt il 23 settembre scorso Caliendo ha detto ai pm di esserci stato "ma solo trenta minuti poi avevo impegni di lavoro". Dunque non avrebbe sentito ne' preso parte a presunte condotte illecite decise nel corso della serata. Il sottosegretario ha inoltre sottolineato di non avere mai parlato "con i giudici della Consulta circa la decisione sul Lodo Alfano" e di non avere mai avuto "contatti con nessuno del gruppo di Carboni". Tranne Pasquale Lombardi "perché organizzava convegni ma con lui - ha detto ai magistrati- avevo un rapporto distaccato". Caliendo ha anche negato di avere fatto pressioni sugli ispettori a proposito dell'esclusione della lista Formigoni dalle regionali in Lombardia. "Ho invece solo espresso un parere favorevole su Marra, un parere professionale ma mai fatto pressioni", ha precisato a proposito della nomina di Marra alla Corte d'Appello di Milano.

L'attività istruttoria alla Procura di Roma proseguirà la prossima settimana. Si inizierà lunedì con l'audizione di Roberto Formigoni, convocato in qualità di persona informata sui fatti. Poi proseguira' con l'audizione in qualita' di testimoni dell'ex presidente della corte di Cassazione Vincenzo Carbone, del capo dell'ispettorato del dicastero della Giustizia Arcibaldo Miller e dell'ex avvocato generale della Cassazione Antonio Martone.

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