Conosci davvero la badante a cui affidare tuo nonno?

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Il caso di violenza su un'anziana scoperto a Massa riapre il dibattito: come garantire chi cerca assistenza e chi la dà in un settore così delicato? Qualche ente locale fornisce l'elenco, in Parlamento se ne parla, ma l'albo delle badanti ancora non c'è

di Giulia Floris

Anziani soli e sempre meno autosufficienti. Storie di cronaca come quella della  badante che picchiava la persona che avrebbe dovuto curare o su case di riposo che non rispettano gli standard minimi di sicurezza. Il tutto in un Paese che invecchia sempre di più e dove la rete dell'assistenza pubblica è a dir poco sotto dimensionata. Quanti ogni giorno si chiedono quale sia la cosa giusta da fare per i proprio parenti anziani se non si ha la possibilità di accudirli dierttamente?

La soluzione più immediata, arruolare una badante. Sono più di un milione quelle che lavorano nelle famiglie italiane: figure fondamentali per l’organizzazione della vita quotidiana, ma che rivestono un ruolo delicato che richiede affidabilità e competenza. La scelta di una persona che accudisca un anziano o una persona malata non è semplice e la relazione di cura,  a volte, come mostrano diversi fatti di cronaca, può degenerare in violenza, ma le famiglie troppo spesso si trovano sole nel compiere questo passo.

E se è compito delicato quello di assistere un anziano, le cose si fanno ancora più difficili quando si tratta di persone malate, come chi è affetto dal morbo di Alzheimer: soggetti fragili, la cui cura richiede grandi sensibilità e competenze. Persone come l’anziana di Massa ultima vittima di episodi di violenza da parte della sua badante. “L’Alzheimer è una malattia così complessa che non tutte le persone sono adatte ad assistere un malato” commenta Gabriella Salvini, presidente della Federazione Alzheimer.  “Spesso – dice – si finisce per prendere la prima persona che capita e che da parte sua ha bisogno di lavorare, ma che non ha la formazione e le caratteristiche di empatia e pazienza necessarie”. Formazione dell’assistente familiare, dunque, ma anche una rete di strutture come i centri diurni e le Unità di valutazione dell’Alzheimer, secondo Gabriella Salvini, sono strumenti fondamentali per dare supporto alle famiglie. Ma da questo punto di vista la situazione nel nostro Paese è molto disomogenea: “Ci sono regioni come Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Veneto e Toscana – spiega - che sono all’avanguardia per i servizi alle famiglie dei malati e altre in cui la carenza è totale”.

Tanti enti locali, soprattutto nelle regioni più “virtuose”, hanno istituito corsi di formazione e registri dove poter trovare assistenti familiari qualificate. A Parma il centro per l’impiego si occupa di formare le badanti e analoghi corsi si svolgono, ad esempio, a Milano, Treviso, Aosta, Trieste.  La provincia di Reggio Emilia ha dato vita a uno studio Diade che ha censito il problema della violenza nella relazione di cura, e anche per Paola Canova, dirigente della Provincia e tra i responsabili del progetto, “la creazione di una rete che supporti le famiglie e la formazione delle persone deputate all’assistenza sono strumenti indispensabili per individuare e prevenire gli episodi di violenza”.

Ma la badante, a volte, si trova anche su internet. Tante sono infatti, nei siti di annunci di lavoro, le inserzioni di chi si offre come badante e di chi cerca un’assistente familiare ed esistono addirittura siti specializzati, come Professione BadanteBadanti in Italia, Agenzia Badanti, che  cercano di far incontrare la domanda e l’offerta.  “Il nostro obiettivo – spiega Vito Auriemma, responsabile del portale Agenzia Badanti – è quello di fornire un servizio qualificato e regolare”. “ Il progetto – racconta - è in fase ancora sperimentale e mira a creare un albo di badanti che abbiano superato i corsi di formazione degli enti locali, ma finora la risposta è stata scarsa. La maggior parte delle badanti non usa Internet e si serve di altri canali, come il passaparola, oppure si rivolge alle parrocchie, per trovare lavoro”.

L’idea di registri, su base regionale, di badanti e baby-sitter, giace anche alla Camera in una proposta di legge presentata in aprile da un gruppo di deputati (Giulia Cosenza del Pdl prima firmataria) e che vorrebbe l’iscrizione all’albo come “condizione necessaria per svolgere l’attività professionale di baby-sitting o di assistenza ad anziani e infermi”. Una proposta analoga è contenuta anche nel piano di conciliazione donne e lavoro presentato lo scorso dicembre dai ministri Sacconi e Carfagna. Anche lì si parla di elenchi, in questo caso comunali, di baby-sitter e badanti “con le referenze, che dovranno essere garantite dal comune”. Intenzione che però, per il momento, è rimasta lettera morta. 

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