Il partito, l'inchiesta la banca: tre fronti per Verdini

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Interrogato per 9 ore dai magistrati è uscito dalla procura e ha scoperto che Fini ne aveva chiesto le dimissioni. In serata l'ennesima doccia fredda: Bankitalia ha chiesto di commissariare il "suo" Credito Cooperativo. Richiesta accolta da Tremonti

La scorsa notte, dopo nove ore di interrogatorio, era stato chiaro: "Mi dedicherò solo alla politica". E così è stato: Denis Verdini, il coordinatore del Pdl nella bufera per i casi eolico e P3, è tornato in via dell'Umiltà, il quartiere generale del partito a due passi da Montecitorio dove, anche oggi, è proseguito lo stillicidio di dichiarazioni su questione morale e legalita' che animano il dibattito politico. Una vera e propria bufera, alimentata ulteriormente dall'iscrizione del sottosegretario Giacomo Caliendo nel registro degli indagati per la vicenda P3 che allunga la lista dei collaboratori di Berlusconi coinvolti in inchieste della magistratura. Tra Verdini e Caliendo, c'è stato lo spazio - breve, perché si è avvalso della facoltà di non rispondere - per un passaggio in Procura di Marcello Dell'Utri. Ma se il senatore "memore dell'esperienza passata" ha preferito evitare le domande dei Pm, Caliendo, dopo aver incassato la solidarietà e l'invito a proseguire nel proprio compito da parte dello stesso Berlusconi, ha fatto sapere di aver già chiesto di essere ascoltato e presto. La serenità mostrata dopo la visita a Palazzo Grazioli del sottosegretario alla Giustizia, sembra essere la stessa di Verdini che non sembra neanche sfiorato da quanto sta accadendogli intorno. Per Verdini quella di oggi è infatti una "normale" giornata di lavoro. Giacca blu e pantaloni grigi, il coordinatore nazionale del Pdl si è presentato in mattinata nel suo ufficio, per nulla segnato dal lungo interrogatorio e dall'attacco frontale del Presidente della Camera, Gianfranco Fini, che vuole la sua testa. "Al momento io sono solo indagato, penso di non aver nessun motivo per dimettermi", aveva detto il deputato toscano nel cuore della notte, respingendo la richiesta di Fini come "largamente impropria". Resta l'amaro in bocca per l'addio al Credito Cooperativo Fiorentino, una decisione "sofferta e dolorosa", ma la vita - soprattutto quella politica - continua.

In realtà non è bastato a evitargli un'altra doccia fredda. Bankitalia, proprio del Credito Cooperativo, ha chiesto il commissariamento. "In relazione ai risultati degli accertamenti ispettivi di vigilanza condotti presso il Credito Cooperativo Fiorentino-Campi Bisenzio-Società Cooperativa, la Banca d'Italia, con delibera adottata all'unanimità dal Direttorio il 20 luglio scorso, ha proposto al Ministro dell'Economia e delle finanze la sottoposizione dell'azienda alla procedura di amministrazione straordinaria per gravi irregolarità nell'amministrazione e gravi violazioni normative". Una nota secca e fin troppo chiara. 

E in serata arriva l'ultimo colpo per Verdini. Il ministro del Tesoro Tremonti ha firmato il decreto di commissariamento del Ccf. A renderlo noto un comunicato di via XX Settembre che precisa che "la proposta di commissariamento del Credito Cooperativo Fiorentino, formulata dalla Banca d'Italia, è arrivata ed è stata protocollata nella giornata di mercoledì 21 luglio 2010 presso la segreteria del CICR. La pratica è stata immediatamente istruita dagli uffici ed è stata siglata dal Direttore generale del Tesoro - Segretario del CICR - nella giornata di venerdì. Lunedì 26 luglio è stata ritrasmessa al Gabinetto del Ministro per la firma. Martedì il Ministro ha firmato il relativo Decreto". Conclusione di una giornata tutta in salita.


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