Dell'Utri sulla P3: "Con i magistrati io non parlo"

Il senatore Marcello Dell'Utri
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Ma dopo il no alla procura il senatore del Pdl parla con i giornalisti. "Nel mio decalogo dell'imputato c'è scritto al primo punto 'Avvalersi della facoltà di non rispondere', al secondo 'Non patteggiare mai'"

Continuano gli interrogatori nell’inchiesta sulla cosiddetta P3, la società segreta che, secondo gli inquirenti, "era ed è in grado di interferire sulle scelte delle istituzioni". Dopo Denis Verdini oggi nella procura di Roma è stato il giorno di Marcello Dell’Utri. Il senatore del Pdl, già condannato in secondo grado a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa e ora indagato per violazione della legge Anselmi sulla costituzione di società segrete, ha deciso di avvalersi del diritto di non rispondere alle domande del Procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e del pubblico ministero Rodolfo Sabelli.

Ma uscendo dagli uffici di Piazzale Clodio il Senatore del Pdl ha deciso invece di parlare con i giornalisti: "A Palermo 15 anni fa ho parlato 17 ore e sono stato rinviato a giudizio sulla base delle mie dichiarazioni. Ho imparato da allora".  tanto che, ha spiegato, è pronto a pubblicare "il decalogo dell'imputato provveduto". Cosa c'è scritto? "Al primo punto avvalersi della facoltà di non rispondere, al secondo non patteggiare mai...".

A entrare più nel dettaglio è l'avvocato di Dell'Utri, Pietro Federico:"Il senatore si è avvalso della facoltà di non rispondere perché avendo avuto parecchi processi la considera ormai una regola fondamentale per la fase delle indagini preliminari. E' quindi il caso di dire che è un indagato provveduto".

Proprio mentre il senatore Dell'Utri usciva dal tribunale della capitale le agenzie stampa battevano intanto  la notizia che anche il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, è stato iscritto nel registro degli indagati per la cosiddetta inchiesta P3.

Intanto i giudici del riesame che hanno negato la scarcerazione a Carboni e Lombardi scrivono nelle motivazioni che il "gruppo" che secondo la magistratura faceva capo a Flavio Carboni, Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi si interessò anche dell'esclusione della lista del Pdl provinciale dalle elezioni regionali del
Lazio.

I serata l'ennesimo colpo contro le figure coinvolte nell'inchiesta P3: lla Banca d'Italia ha chiesto al Ministero dell'Economia il commissariamento del credito copperativo fiorentivo, da cui proprio ieri si era dimesso il presidente Denis Verdini innescando le dimissioni di tutto il consiglio di amministrazione.

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