Montecity sotto sequestro: solo scavi niente bonifiche

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L’area ancora non edificata dell’ex Montedison nel mirino della procura: Grosso e Zunino avrebbero lasciato sostanze inquinanti nel terreno di Milano Santa Giulia inquinando anche la falda acquifera. L'Arpa: per ora nessun pericolo peri cittadini

Il loro compito era bonificare un'area inquinata, quella dell'ex Montedison, e preparare il terreno dove sarebbe dovuto sorgere il nuovo quartiere di Milano, Santa Giulia. E' andata in tutt'altro modo, secondo la Procura di Milano e l'Arpa (Agenzia Regionale Protezione Ambiente): l'ormai detronizzato re delle bonifiche, Giuseppe Grossi, l'immobiliarista Luigi Zunino, autore del progetto Montecity, e altri sette indagati
avrebbero cosparso di veleni potenzialmente cancerogeni il terreno.
Acqua avvelenata da sostanze nocive per l'ambiente e la salute, anche cancerogene. E poi macerie e scorie di acciaierie sepolte in modo abusivo dove poi sarebbero dovute sorgere palazzine. E' stata questa "situazione grave di degrado" che ha portato al sequestro preventivo dell'area non edificata di Santa Giulia, principale asset di Risanamento, su cui una volta sorgevano l'industria chimica Montedison e poi le acciaierie Redaelli. E proprio a causa dei sigilli il titolo del gruppo è precipitato in Borsa (-8,48% a 0,34 euro), mentre l'ex patron Luigi Zunino risulta indagato insieme ad altre otto persone.
Nell’ottobre 2009 erano finiti in carcere l'imprenditore Giuseppe Grossi e alcuni suoi collaboratori, e Rosanna Gariboldi, moglie del parlamentale del pdl Giancarolo Abelli. Nove mesi dopo, il 20 luglio, su disposizione del gip Fabrizio D'Arcangelo sono stati messi i sigilli a una zona non edificata (ex Montedison) e a quella del 'Parco Trapezio' vicino al quale si trova una scuola. Lì, sotto terra, sono stati trovati cumuli di materiali sospetti come piastrelle, plastica, pezzi di asfalto, tondini in ferro e manufatti in cemento. L'accusa più pesante è quella di avvelenamento delle acque (reato che prevede una pena minima di 15 anni di carcere) riferita alla scoperta da parte dell'Arpa di sostanze in grado di provocare il cancro (tricloroetilene, tetra cloro etilene, tricloroetano,cloruro di vinile) e devastare l'ambiente in due falde acquifere, la cosiddetta prima falda a una profondità  di 25 metri e la 'faldina', 7 metri sottoterra.
Dalle analisi dell'Agenzia regionale per l'ambiente, che ha collaborato alle indagini della Procura, il quadro che ne esce è "di grave degrado ambientale", anche se come assicura la stessa Arpa e Metropolitana Milanese - gestisce il servizio idrico della città - non c'è alcun rischio per la salute dei cittadini. L'Agenzia regionale, nell'affrontare "le numerose anomalie, sia sul piano procedimentale-amministrativo, sia su quello tecnico", nelle operazioni di bonifica (in realtà ridotte a un piano scavi con analisi del rischio) avvenute tra il 2003 e il 2008 e che sono state certificate dalla Provincia, ha elencato, non solo le sostanze nocive e anche cancerogene scoperte nelle acque delle due falde, ma anche che gli scavi effettuati "sono stati in parte abusivamente ricolmati con i rifiuti" e che dove stanno per sorgere le palazzine dell'Aler  "è' emersa una situazione di contaminazione dei terreni".
Nel nuovo filone di indagine, oltre a Zunino e Grossi, sono indagati Claudio Tedesi, il direttore dell'Asm di Pavia e già  progettista del piano scavi e direttore e collaudatore dei lavori nell'area ex Montedison, per la Milano Santa Giulia spa, Ezio Streri, Silvio Bernabè e Davide Albertini Petroni, Vincenzo Bianchi per la Lucchini Artoni, e Bruno Marini e Alessandro Viol per la Edil Bianchi, specializzata nelle attività di movimento terra. Le accuse a vario titolo vanno da avvelenamento di acque a discarica abusiva a smaltimento illecito di rifiuti.

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