L'iPhone incastra i criminali

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Sempre più usato e con scarse misure di protezione dei dati, il telefono di Apple viene studiato dai periti dei tribunali e dagli investigatori per capire come può essere usato come prova a carico degli imputati

di Gabriele De Palma

L'iPhone è per gli onesti e i retti. I delinquenti è meglio che si dotino di altro smartphone. Dopo anni di intercettazioni telefoniche e di sms, ecco l’ultima arma della polizia per combattere la criminalità: i dati conservati nella memoria del melafonino. La diffusione del telefono griffato Apple, 50 milioni di esemplari, unito alla quantità di dati archiviati dal dispositivo, ha infatti convinto i tribunali degli Usa a dotarsi di esperti per sviluppare procedure di estrazione delle informazioni utili alle indagini giudiziarie. Per farlo le autorità stanno avvalendosi dell'esperienza di hacker, come Jonathan Zdziarski, che tiene anche un corso di Advanced iPhone Forensics in proposito.

Perché proprio l'iPhone? Il motivo, oltre alla diffusione del dispositivo e alla quantità di dati che può archiviare, è che il telefonino di Steve Jobs è meno accurato dei suoi diretti concorrenti per quanto riguarda la sicurezza. Il Blackberry ad esempio, concepito appositamente per manager e in generale per un utilizzo business, è più attento alla possibilità di eliminare i dati e anche i nuovi smartphone Android, nonostante si rivolgano al mercato di massa, sembrano più sicuri.

Ma quali sono le tracce lasciate sull'iPhone che gli investigatori sono in grado di riesumare? Innanzitutto il sistema di geolocalizzazione basato su Gps, attivo su richiesta dell'utente, che però spesso è ignaro della possibilità di risalire ai suoi spostamenti visto che le informazioni sulla localizzazione sono associate al numero identificativo dell'iPhone stesso. Le coordinate geografiche vengono conservate  anche ogni qualvolta si chiude il servizio di mappe: l'uscita dal servizio memorizza l'ultima mappa utilizzata. Ma non è solo il Gps il problema. Anche le connessioni a reti WiFi restano in memoria, così come la cronologia della navigazione tramite browser. E anche strumenti apparentemente innocui come la cache delle parole digitate (che aiuta suggerendo le più usate nella compilazione del testo) permette di capire cosa è stato scritto. Inutile poi tentare di cancellare prove scomode: eliminare del tutto un'azione compiuta sull'iPhone è più complesso di quanto si creda e un tecnico esperto riesce a recuperare contatti in rubrica cancellati, mail vocali eliminate e anche gli screenshot delle pagine web visitate.  

Insomma, è buona norma ricordare che di tutto quello che viene eseguito sullo smartphone più richiesto dal mercato rimangono tracce quasi indelebili. Non solo: l'iPhone, come spiega un altro esperto forense di telefonini che aiuta i legislatori statunitensi a reperire informazioni dai melafonini dei sospettati, Sam Brother: “Pochissime persone hanno un'idea precisa di come eliminare permanentemente i dati dal proprio telefonino. Può sembrare che tutto sia stato cancellato ma, per qualcuno in grado di metterci le mani, recuperare tutto è semplice”. D'altronde, come ha dichiarato Zdziarski, “questi dispositivi organizzano la vita delle persone, e se stai per commettere un reato qualcosa è destinato a passare per il tuo smartphone. L'iPhone ha delle caratteristiche tali per cui conserva più informazioni di altri dispositivi analoghi.”

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