Blitz contro la 'ndrangheta: Lombardia nelle mani dei boss

'nrangheta, due carabinieri scortano uno dei fermati nell'ambito del maxi blitz
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Maxi operazione: oltre 300 fermi tra Reggio Calabria e Milano, tra gli indagati politici e carabinieri. L'organizzazione criminale strutturata come Cosa nostra. Maroni: risultato eccezionale. I VIDEO

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Le mani sull'Expo di Milano 2015

Come Cosa nostra -
La 'ndrangheta ha ormai una struttura verticistica e tutti gli affiliati, sia che operino in Italia, sia che si trovino all'estero, dipendono gerarchicamente dalle cosche della provincia di Reggio Calabria. E' quanto è emerso dall'inchiesta condotta dalle Procure distrettuali di Reggio Calabria e Milano che ha portato al maxi blitz con oltre 300 arresti. La 'ndrangheta, dunque, non ha piu una struttura familistica, ma si è organizzata sul modello di Cosa nostra siciliana.

Dalle indagini che hanno portato ad oltre 300 arresti di oggi da parte di Polizia e Carabinieri è emerso come la 'ndrangheta, dopo un lento processo evolutivo, gia' delineato da alcuni collaboratori di giustizia nei primi anni '90, abbia raggiunto una nuova configurazione organizzativa, in grado di coordinare le iniziative criminali delle singole articolazioni, soprattutto nei settori del narcotraffico internazionale e dell'infiltrazione negli appalti pubblici. E' stato documentato tecnicamente come le cosche della provincia di Reggio Calabria costituiscano il centro propulsore delle iniziative dell'intera organizzazione mafiosa, nonché il punto di riferimento di tutte le proiezioni extraregionali, nazionali ed estere.
Accertati, infine, modalità e movente di un grave fatto di sangue consumato nell'hinterland milanese, che aveva notevolmente allarmato l'opinione pubblica.

Cosche egemoni controllavano la Lombardia La maxi-operazione di carabinieri e polizia, denominata 'Il crimine', ha colpito le più importanti e potenti famiglie della 'ndrangheta delle province di Reggio Calabria, Vibo Valentia e Crotone, oltre alle loro proiezioni extraregionali ed estere. Di fatto sono state "destrutturate", dicono gli inquirenti, le cosche egemoni nel capoluogo reggino, nella fascia ionica ed in quella  tirrenica, tra cui i Pelle di San Luca, i Commisso di Siderno, gli Acquino-Coluccio ed i Mazzaferro di Gioiosa Ionica, i Pesce-Bellocco e gli Oppedisano di Rosarno, gli Alvaro di Sinopoli, i Longo di Polistena, gli Iamonte di Melito Porto Salvo.
Secondo quanto emerso dalle indagini, i padrini della cupola reggina si incontravano al Santuario della
Madonna dei Polsi di San Luca per stabilire strategie e nuove regole, mentre i clan attivi in Lombardia avevano anche provato senza successo ad inserirsi nel business dell'Expo.

I fermi - Nel maxi blitz di carabinieri e polizia, coordinato dalle Dda di Milano e Reggio Calabria, è stato arrestato Pino Neri, considerato il capo dell'ndrangheta in Lombardia. A quanto si è appreso da fonti investigative, Neri era, fino a prima dell'arresto, il vertice assoluto della mafia calabrese in Lombardia.
Tra le figure di spicco fermate, molti dei capimafia della cupola reggina tra cui Cosimo Filomeni, detto il Brigante. Inoltre, è stato fermato per associazione mafiosa e corruzione il direttore dell'Asl di Pavia, Carlo Antonio Chiriaco. Nell'inchiesta, che ha accertato infiltrazioni della 'ndrangheta nel nord Italia, sono indagati anche l'assessore comunale di Pavia Pietro Trivi (per corruzione elettorale) e l'ex assessore provinciale milanese Antonio Oliviero (per corruzione e bancarotta).
Tra gli indagati anche quattro carabinieri di Rho (Milano), uno dei quali per concorso esterno in associazione mafiosa.
Nel corso del blitz sono stati effettuati anche sequestri di beni per oltre 50 milioni di euro tra cui attività commerciali nella disponibilità delle cosche.

Le accuse - Associazione a delinquere di stampo mafioso, omicidio, usura, traffico internazionale di armi e stupefacenti, riciclaggio e infiltrazione nei pubblici appalti; queste le accuse nei confronti dei fermati tra i quali uomini delle forze dell'ordine e esponenti politici.

Il boss Pino Neri incoronato in un centro intitolato a Falcone -
Stando alle indagini il boss Pino Neri sarebbe stato 'eletto' con un vero e proprio brindisi durante una cena a Paderno Dugnano, nel Milanese. Alla riunione avrebbero partecipato diversi esponenti della 'ndrangheta che hanno deciso di eleggere Neri come boss lombardo. La centralità della struttura messa in piedi dagli 'ndranghetisti nella regione del Nord sarebbe testimoniata anche dal nome dato all'organizzazione, "La Lombardia", appunto, e si risconterebbe anche dal numero degli arresti effettuati dalle forze dell'ordine proprio in Lombardia, circa la metà dei 300 eseguiti nell'operazione.
Secondo le risultanze, il boss avrebbe dato vita a una organizzazione diversa dalla classica struttura 'ndranghetistica, non solo orizzontale ma anche verticale, una specie di organo di coordinamento.

Maroni: "'Ndrangheta colpita al cuore" - "Si tratta in assoluto della più importante operazione contro la 'ndrangheta degli ultimi anni, che oggi viene colpita al cuore del suo sistema criminale sia sotto l'aspetto organizzativo che quello patrimoniale". E' quanto afferma il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, congratulandosi con il capo della Polizia, Antonio Manganelli, e con il comandante generale dell'Arma, Leonardo Gallitelli, "per l'eccezionale operazione antimafia condotta oggi in varie regioni d'Italia". "Gli eccellenti risultati conseguiti in questi ultimi mesi contro la mafia - prosegue Maroni - sono il frutto di una costante ed efficace opera di coordinamento tra le Forze di polizia e la magistratura, tutte impegnate in modo straordinario nell'azione di contrasto alla criminalità organizzata".

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