La 'ndrangheta puntava su Milano Expo 2015

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Il blitz che ha portato a oltre 300 arresti ha svelato il piano della criminalità per mettere le mani sui lavori per l'esposizione universale che si svolgerà a Milano. In Lombardia almeno 500 affiliati

Gli appalti dei lavori dell'Expo erano uno degli obiettivi di Salvatore Strangio, il boss della 'ndrangheta arrestato oggi nell'inchiesta della Dda di Milano, assieme all'imprenditore Ivano Perego, nell'ambito della maxioperazione che ha accertato l'infiltrazione della mafia calabrese nel nord Italia e in Lombardia in particolare.  Strangio intercettato al telefono il 25 aprile 2009 dice: "Il primo lavoro dell'Expo al novantanove per cento lo prende la Perego". Il riferimento è all'impresa Perego General Contractor, riconducibile alla cosca Strangio. La società, come spiega il gip Giuseppe Gennari nell'ordinanza, secondo lo stesso Strangio ha la "funzione" di "mantenere 150 famiglie calabresi". Strangio, come scrive il gip, afferma al telefono che la Perego "sarà aggiudicataria di appalti Expo, eppure, questo è il cruccio di Strangio, c'è chi (...) non capisce e crea problemi e confusione".

E questo, secondo Strangio, "determina il rischio di azioni repressive da parte della magistratura. Strangio giustamente nota che l'attenzione da parte delle istituzioni è alta e sottolinea l'ultima 'botta' subita dalle famiglie, facendo riferimento alla recente operazione 'Isola"', che nei mesi scorsi portò in carcere gli esponenti del clan Paparo, attivi nel Monzese. Il controllo di una società come la Perego, secondo il gip, "presenta, almeno, tre formidabili vantaggi: gestire in modo diretto l'indotto del movimento terra, da sempre terreno imprenditoriale elettivo della 'ndrangheta lombarda (...); conferire appalti e subappalti a società collaterali". E infine, "sopra ogni cosa", la società permette di "disporre, per interposta persona, di un soggetto imprenditoriale capace di accaparrarsi rilevanti appalti pubblici, a partire da Expo 2015, grazie ad un'apparenza assolutamente insospettabile e regolare".

Nell'inchiesta è stato ricostruito il tentativo di assorbire nel 'gruppo Perego' altre importanti aziende lombarde del settore edile che, come si legge nella nota, versavano in condizioni di difficoltà economica. Ciò allo scopo di costituire apposite associazioni temporanee di imprese in grado di partecipare direttamente all'affidamento degli appalto per l'Expo 2015. Tale progetto non si è concretizzato a causa del mancato risanamento economico della stessa Perego, attualmente sottoposta a procedura fallimentare.

Cionondimeno la presenza della criminalità in Lombardia è aumentata in modo esponenziale.  Sarebbero infatti più di cinquecento affiliati alla 'ndrangheta all'interno della regione Lombardia. Lo ha riferito poco fa in conferenza stampa il pm Ilda Boccassini, uno dei titolari della indagine che oggi ha portato in manette trecento persone con l'accusa di associazione mafiosa. "Polizia e carabinieri che hanno lavorato a questa indagine sono riusciti ad infiltrarsi in piu' di quaranta summit nel territorio lombardo - ha detto Boccassini - ed abbiamo documentato la presenza di piu' di cinquecento affiliati in Lombardia, oltre all'individuazione di quattordici locali a Milano e provincia". Per locali si intende un luogo in cui sono presenti due o piu' 'ndrine. Quelli individuati in Lombardia sono a Milano, Pavia, Bollate, Cormano, Bresso, Pioltello, Legnano, Corsico, questi ultimi tutti in provincia di Milano. In Brianza sono stati individuati nei comuni di Limbiate, Solaro, Desio, Seregno. In provincia di Como, nei comuni di Erba, Canzo e Mariano Comense.

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