A L’Aquila dice che …il sorriso vince sulla tragedia

L'Aquila, fonte foto Facebook
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"Stiamo ancora pagando il prezzo di scelte sbagliate, ma la gente ora ha bisogno di ridere e scherzare". La storia di un blog e la distruzione di un terremoto. Raccontate con ironia

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di Pamela Foti

Dice che… “con ju terremutu se so spostate le case… ecco perché me so retroato ju vicino entro casa”.

Dice che.. "ju pullmann pe’ ji alla Facoltà de Lettere a Bazzano fa’ nu giro della morte che manco ‘ngoppa alle montagne russe steo co’ lo stomaco in mano"

Dice che… "ma uno che sì è fatto nell’ultimo anno sei mesi di esilio al mare e sei mesi di esilio in montagna, dove diavolo può avere voglia di passare le sue vacanze? A C.A.S.A, no?”.

Il terremoto; i disagi quotidiani degli studenti; il desiderio di rientrare nelle proprie case e trovare l’Aquila com’era prima del 6 aprile 2009. Tragedie personali che possono essere raccontate anche col sorriso sulle labbra, proprio come da oltre un anno continua a fare il blog Dice che. Migliaia di commenti e centinaia di video per narrare con sottile ironia il passato e il presente di chi ancora a L’Aquila vive da terremotato. “Perché è vero che stiamo ancora pagando il prezzo di scelte sbagliate, ma la gente ora ha voglia di ridere e scherzare”. Parola di Francesco che con Mauro cura questo spazio in Rete: raccolta delle dicerie e leggende metropolitane nate dopo il sisma. 

“Nei giorni del G8 a l’Aquila per le strade della città girava persino la voce che al posto di Obama sarebbe arrivato un sosia. Secondo alcuni, invece, il terremoto era stato causato dal movimento generato dai neutrini prodotti dal Cern e lanciati verso i Laboratori del Gran Sasso”.
E di aneddoti simili ne ha a bizzeffe, tutti raccolti camminando per le vie di una città sventrata e ascoltando le voci di chi cercava di dare e darsi una spiegazione. Poi, è bastato accendere la telecamera, simulare una conversazione tipo tra aquilani e pubblicare il tutto in Rete.
“La reazione dei nostri concittadini ci ha sorpreso. Temevamo che qualcuno potesse sentirsi offeso. E invece da tutti, a partire da chi stava in tenda o sulla costa, fino agli studenti aquilani all’estero per l’Erasmus, sono arrivati messaggi di ringraziamento. ‘Finalmente, mi sono fatto due risate!’ Ecco, questo è quello che di dicevano”.

In Dice che 24 ore Francesco si prende gioco delle voci che annunciavano nuovi terremoti a ogni inizio del mese. Nel video qui sotto, invece, racconta che gli aquilani, alla prima scossa di assestamento, correvano fuori dalle case e cellulare alla mano chiamavano amici e parenti per assicurarsi che tutti l’avessero sentita.



Francesco è giornalista, ha 28 anni, e a L'Aquila è nato e cresciuto. Ha sempre abitato nel quartiere di Pettino e lì, nel 1982, ha conosciuto Mauro, compagno di giochi e di avventure e ora di blog. Prima del terremoto vivevano a dieci metri di distanza l’uno dall’altro, dopo il 6 aprile quella distanza si è accorciata; le roulottes dove hanno vissuto fino a poco tempo fa, prima di rientrare nelle loro case, distavano infatti solo una manciata di centimetri.
Ed è proprio nei giorni immmediatamente successsivi al sisma che ha deciso di imbracciare la videocamera e immortalare in pochi frame volti, strade, sensazioni ed emozioni.
Da allora non ha mai smesso di filmare l'Aquila e gli aquilani. Prima le tendopoli e i vicoli deserti, poi le iniziative organizzate in piazza e quei frammenti di vita che fanno sperare in una lenta ripresa verso la normalità.
Proprio come nella clip Dice che dal barbiere, realizzata a sostegno dei piccoli commercianti e artigiani del centro storico dell’Aquila che hanno dovuto riaprire in periferia.



C’era anche lui a Roma, a manifestare insieme a migliaia di concittadini. E sul blog Dice che ha pubblicato i video di quella giornata dal titolo “Terremotati manganellati”.
“Ho sentito dire che a Roma in manifestazione non c’erano aquilani ma infiltrati dei centri sociali. Beh – racconta Francesco – io c’ero. E con me almeno 3mila persone. Tutti de L’Aquila”.
Versione, questa, confermata anche dalla rete cittadina di coordinamento de L'Aquila 3e32, che in una lettera spedita al ministro Roberto Maroni dichiara: "La informiamo che di quel che è accaduto gli unici responsabili siamo noi, cittadini aquilani, madri, padri, figlie e figli".

Come annunciato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta
, la sospensione delle tasse per i terremotati è stata prolungata al gennaio 2011. Ma secondo Francesco non basta. L’economia de L’Aquila è a pezzi, la soluzione migliore sarebbe “concedere la tassa di scopo, un fondo sul quale fare costante affidamento far ripartire le attività commerciali che ora non hanno la forza di rialzarsi”.

A L’Aquila c’è ancora tanto da fare. A un anno e mezzo di distanza dal sisma le ruspe sono ancora in azione per buttare giù le case inagibili e alle volte, scherza Francesco, il rumore è talmente forte da non riuscire a nemmeno a sentire cosa ti dice la persona che ti sta davanti. “Il terremoto ha provocato la morte di amici e parenti, ha fatto tanti danni. Ma nel mio caso – dice Francesco - ha acceso nuove speranze e mi ha dato una nuova forza. E lo ha fatto gratuitamente. Per questo io ho deciso di dare qualcosa in cambio alla mia città. Fosse anche solo un sorriso”.


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