Inchiesta Eolico, Cappellacci convocato in Procura

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Il governatore della Sardegna è accusato di abuso di ufficio e concorso in corruzione. E in Campania è in bilico l’assessore Sica: per gli inquirenti avrebbe complottato per screditare la candidatura di Stefano Caldoro (Pdl) e favorire quella di Cosentino

Martedì pomeriggio sarà davanti ai magistrati romani per rispondere a domande sulla realizzazione degli impianti eolici in Sardegna. Il governatore della Sardegna Ugo Cappellacci ha ricevuto un invito a comparire firmato dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal pm Rodolfo Sabelli. "Non ho nulla da nascondere”, ha fatto sapere il presidente della Regione dichiarando di essere pronto a rispondere alle domande dei magistrati. Cappellacci figura nell'elenco degli indagati nell'ambito dell'indagine sull'eolico ma non nella tranche che ha portato all'arresto due giorni fa dell'imprenditore sardo Flavio Carboni. Per Cappellacci l'accusa è abuso di ufficio e concorso in corruzione.

Coinvolto nell’inchiesta sullo scandalo per gli appalti eolici anche il giovane assessore regionale campano all'Avvocatura Ernesto Sica (Pdl con un passato nella Margherita). Secondo la ricostruzione degli inquirenti che indagano su di lui, avrebbe complottato con gli altri protagonisti della vicenda, il faccendiere Flavio Carboni, l'ex assessore socialista partenopeo Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi, per far "esplodere una bomba mediatica" in grado di screditare la candidatura di Stefano Caldoro (Pdl) a governatore della Campania e favorire quella di Cosentino. Nei colloqui intercettati proprio Sica parlava di "una valanga mediatica" che avrebbe travolto Caldoro in campagna elettorale ipotizzandone in un falso dossier la partecipazione a festini a base di sesso e droga.

Ma il complotto contro Caldoro, per la procura di Roma, è solo una delle questioni che stavano a cuore alla loggia segreta. I magistrati citano le pressioni sui giudici costituzionali per il Lodo Alfano, quelle sul Csm per la nomina di Marra a presidente della Corte d'Appello di Milano, o sul Ministero della Gustizia per mandare gli ispettori al collegio che aveva bocciato la lista Formigoni alle regionali. Tutti temi che secondo quanto risulta dalle intercettazioni, venivano affrontati nella residenza romana di Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl. Dal canto suo, Verdini ha respinto l'accusa di aver messo su una organizzazione segreta e ha lamentato il "fiume di fango" che gli si è riversato contro.

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