Fnsi, editori e giornalisti: è solo l'inizio

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Il 9 luglio il blackout dell’informazione. Lo sciopero è un primo passo contro il disegno di legge che “impone limiti intollerabili al diritto di cronaca”. Una norma non giustificata né proporzionata all’obiettivo dichiarato di tutelare la privacy

Un silenzio “rumoroso”, un blackout dell’informazione di 24 ore. Così la Federazione nazionale della stampa italiana definisce in un comunicato pubblicato sul sito (LEGGI QUI LA VERSIONE INTEGRALE) lo sciopero che ha indetto per venerdì 9 luglio contro il disegno di legge intercettazioni. “Molte notizie e informazioni di interesse pubblico sarebbero negate giorno dopo giorno fino a cambiare la percezione della realtà, poiché oscurata, cancellata per le norme di una legge sbagliata e illiberale che ne vieterebbe qualsiasi conoscenza” spiega l’Fnsi. E lo sciopero che è solo un momento “di un’azione incessante che proseguirà fino al ricorso della Corte europea di Strasburgo per i diritti dell’uomo qualora la legge fosse approvata così com’è”. “L’informazione è un bene pubblico, non è un privilegio dei giornalisti, né una proprietà dei padroni dei giornali e delle televisioni, né una disponibilità dei Governi. E per i giornalisti non è uno sciopero tradizionale contro le aziende, ma un atto di partecipazione e di sacrificio della risorsa professionale per la difesa di un bene prezioso, dei cittadini, proclamato con un silenzio che vuol parlare a tutti”.

Un invito ai giornalisti a scioperare il 9 luglio per giungere al “silenzio dell’informazione in difesa della libertà di stampa e dell’etica professionale” arriva anche dall’Ordine nazionale dei giornalisti. Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti “aderisce infatti incondizionatamente alla protesta indetta dalla Federazione della Stampa contro il disegno di legge sulle intercettazioni che pone intollerabili limiti al diritto di cronaca”.

Contrari al disegno di legge intercettazioni anche gli editori. Per il presidente della Federazione italiana editori giornali (Fieg) Carlo Malinconico si tratta infatti di una legge che nega la libertà di impresa e su “cui serviva più riflessione”. Per gli editori, nonostante siano stati apportati al testo alcuni miglioramenti, "nella sua formulazione attuale il ddl comporta una decisa restrizione dell'ambito della cronaca giudiziaria, non giustificata né proporzionata all'obiettivo dichiarato di tutelare la riservatezza dei cittadini, e quindi in violazione dei parametri costituzionali di riferimento, della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, dei canoni di proporzionalità e di giusto contemperamento dei diritti costituzionali garantiti".

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