Via Poma, il dna di Busco sul corpetto di Simonetta

Raniero Busco, l'ex fidanzato della ragazza
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Un approccio di tipo sessuale con un morso al seno, poi la reazione, un ceffone dall'aggressore che infierì con 30 coltellate. E' la ricostruzione dell'omicidio della ragazza trovata morta il 7 agosto 1990 nell'ufficio degli Ostelli della Gioventù a Roma

Un approccio sessuale consenziente, un forte morso al seno, una reazione cui seguì uno schiaffo all'aggressore che infierì sul corpo con trenta coltellate. E' questa la dinamica che portò alla morte Simonetta Cesaroni, l'impiegata della sezione romana dell'Associazione degli Ostelli della Gioventù uccisa negli uffici di via Poma il 7 agosto 1990. Da ora questa ricostruzione fa parte del fascicolo del processo a Raniero Busco, ex fidanzato della ragazza, davanti alla III Corte d'assise per rispondere di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà.

La dinamica è stata illustrata da Stefano Moriani, dell'Istituto di medicina legale dell'Università La Sapienza di Roma, autore insieme all'ex comandante del Ris di Parma Luciano Garofano e al biologo dello stesso Ris Marco Pizzamiglio, di una lunga consulenza tecnico-scientifica che è stata oggi illustrata in aula.
Furono 30 i colpi inferti sul corpo della ragazza probabilmente con un tagliacarte: 6 al volto, 3 al collo, 7 al torace, 8 all'addome e 6 al livello genitale. E dall'esame dei reperti è emerso che "l'unico Dna trovato sulla scena del delitto, in particolare sugli indumenti della vittima, è riferibile a Busco", ha detto il maggiore Pizzamiglio, il quale ha precisato che "la comparazione delle tracce sui reperti raccolti col Dna delle altre 29 persone cui fu prelevato il campione biologico, nonché con i profili d'archivio di circa 29mila altre persone, hanno dato esito negativo", mentre su altri due reperti (un tavolino e l'ascensore dello stabile di via Poma) "e' stato trovato sangue misto non definibile".

L'esame dei consulenti ha 'fissato' processualmente dati importanti. Su tutti: il fatto che il delitto sia stato frutto di un'azione violenta avvenuta in un'unica stanza e senza segni di colluttazione; la presenza di tracce di saliva sul corpetto e sul reggiseno indossati da Simonetta Cesaroni il cui Dna è riconducibile a Busco; e che dall'esame del contenuto gastrico dello stomaco della ragazza, si può collocare l'omicidio intorno alle 17 di quel 7 agosto 1990.

Prossima udienza, il 19 luglio. Quel giorno saranno sentiti gli altri consulenti del pm Ilaria Calò e gli esperti nominati dalla difesa. E poi si vedrà se comparirà in aula Salvatore Volponi, l'ex datore di lavoro di Simonetta Cesaroni. Già convocato in altre udienze, in precedenza non si e' presentato o non ha testimoniato per le sue precarie condizioni di salute.

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