"Ci hanno preso in giro": il grido di dolore de L'Aquila

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La rabbia degli abruzzesi dopo la manifestazione di protesta a Roma e gli scontri con la polizia: "Abbiamo perso le nostre case, i nostri parenti. Abbiamo perso tutto. Siamo stati presi in giro, gli italiani sono stati presi in giro". VIDEO E FOTO


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"Bisogna dire come stanno le cose. Noi abbiamo perso la casa, abbiamo perso i parenti. Abbiamo perso tutto. Siamo stati presi in giro, ma non noi aquilani, tutti gli italiani".

E' un grido di dolore quello di uno dei partecipanti alla manifestazione di mercoledì in piazza a Roma. Da L’Aquila gli abruzzesi hanno deciso di raggiungere la capitale per urlare la propria rabbia e il proprio sdegno. Hanno sfilato, tra il cordone delle forze dell'ordine, per le vie della città, per dire a tutti che L’Aquila non c’è più. E' andata distrutta.  Sono stati fatti passi avanti da quella notte che ha inghiottito la terra d'Abruzzo, ma non basta. La gente giunta fino a Roma e fin sotto i palazzi della politica ha gridato “vergogna”. Perché sono tante le persone che non sono ancora rientrate nelle proprie case.

La sospensione di tasse e tributi per tutti i cittadini colpiti dal sisma, il congelamento dei mutui e una serie di misure di sostegno all'occupazione e all'economia, da inquadrarsi in una legge che preveda procedure efficaci per la ricostruzione e finanziamenti certi. Sono queste le richieste che sindaci e cittadini hanno indirizzato a governo e Parlamento.

A fine giornata, poi, dopo gli scontri con la polizia, i tafferugli e le manganellate è arrivata una risposta.  Il governo ha annunciato che presenterà un emendamento alla manovra finanziaria che consentirà ai cittadini abruzzesi colpiti dal sisma dello scorso anno di pagare tasse e contributi non versati in un arco di tempo di 10 anni piuttosto che di 5, a partire dal gennaio 2011.


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