Grasso: "Il ddl intercettazioni? Peggiorato in alcuni punti"

Il Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso - Credits: Lapresse
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Lo ha detto il Procuratore nazionale antimafia di fronte alla Commissione Giustizia della Camera. Sulla sentenza Dell'Utri: "sono abituato a non illudermi o deludermi. Faccio tutto il possibile per portare avanti il contrasto alla criminalità organizzata"

"Talune modifiche apportate al ddl sulle intercettazioni lo hanno addirittura peggiorato anche per quanto riguarda le indagini sulla mafia e il terrorismo".
Lo ha detto il Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso riassumendo il giudizio sul ddl intercettazioni appena espresso innanzi alla Commissione Giustizia della Camera.
Grasso ha dunque confermato il suo giudizio di bocciatura della nuova disciplina delle intercettazioni. In particolare, il procuratore ha spiegato che le modifiche hanno introdotto "limitazioni alla intercettazioni per i delitti ordinari che possono essere estese anche ai reati di mafia con il rischio di provocare effetti devastanti, sulle indagini, non voluti nemmeno dallo stesso legislatore".

Grasso inoltre ha messo in evidenza il rischio che sfuggano alle intercettazioni "i gruppi di criminalità organizzata non di tipo mafioso, ma ugualmente pericolosi come quelli composti da elementi italiani e stranieri, che colpiscono soprattutto le regioni del centro-nord e mettono a repentaglio la sicurezza dei cittadini: questo perché il regime delle intercettazioni previsto per la mafia e il terrorismo non si potra' estendere anche alla criminalità organizzata comune".
Grasso inoltre ha messo in evidenza come "le intercettazioni ambientali non si potranno più fare nei luoghi privati di dimora perché hanno bisogno, per essere autorizzate, della dimostrazione che in quel posto si sta commettendo un reato: agli inquirenti, in sostanza, si chiede di fornire una 'prova diabolica' impossibile da fornire".

Il procuratore nazionale Antimafia ha poi risposto ai cronisti che gli chiedevano un commento sulla relazione del presidente della Commissione parlamentare antimafia, Giuseppe Pisanu, sui delitti e le stragi di mafia del 1992-93 con riferimento ai passaggi sulla "trattativa tra Stato e cosa nostra".
"Le teorie - ha detto -  sono belle ma, nei processi, abbiamo bisogno delle prove giudiziarie. Le prove costruite su tante fonti non hanno mai consentito di costruire la prova penale individualizzante in grado di accertare responsabilita"'.

Infine, replicando a chi gli chiedeva se fosse deluso dalla sentenza del processo Dell'Utri, Grasso ha risposto di essere "abituato a non illudermi o deludermi. Io faccio tutto il possibile per portare avanti il contrasto alla criminalità organizzata".

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