Propaganda Fide, mea culpa del Vaticano: "Possibili errori"

Il cardinale Crescenzio Sepe, indagato nell'inchiesta appalti proprio per il ruolo svolto mentre era al vertice di Propaganda Fide
1' di lettura

Dopo l'inchiesta sugli appalti che ha travolto anche il cardinale Crescenzio Sepe, la Santa Sede ammette che l'attività svolta per la Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli "può essere esposta anche ad errori di valutazione"

INCHIESTA APPALTI: L'ABUM FOTOGRAFICO

Propaganda Fide: il Vaticano ammette che qualcosa può non essere andata per il verso giusto. Per la Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli la valorizzazione del patrimonio immobiliare rappresenta "un compito impegnativo e complesso, che si deve avvalere della consulenza di persone esperte sotto diversi profili professionali e che, come tutte le operazioni finanziarie, può essere esposto anche ad errori di valutazione e alle fluttuazioni del mercato internazionale". Lo afferma una nota diffusa dalla Sala Stampa della Santa Sede, in risposta "alle notizie che da tempo si continuano a diffondere sul conto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, anticamente detta De Propaganda Fide, un dicastero, ricorda il testo, che "ricava le sue risorse principalmente dalla colletta della Giornata Missionaria Mondiale, interamente distribuita tramite le Pontificie Opere Missionarie nazionali, e, in secondo luogo, dai redditi del proprio patrimonio finanziario ed immobiliare". "Il patrimonio - sottolinea la nota - si è formato nel corso dei decenni grazie a numerose donazioni di benefattori di ogni ceto, che hanno inteso lasciare parte dei loro beni a servizio della causa dell'Evangelizzazione".

"A testimonianza dello sforzo per una corretta gestione amministrativa e della crescente generosità dei cattolici", la Sala Stampa della Santa Sede segnala che "tale patrimonio ha continuato ad incrementarsi". "Al tempo stesso - ricorda la nota - nel corso degli ultimi anni, si è progressivamente fatta strada la consapevolezza della necessità di migliorarne la redditività e, a tale fine, sono state istituite strutture e procedure tese a garantirne una gestione professionale e in linea con gli standard più avanzati".

La precisazione del Vaticano è arrivata dopo più di una settimana dall'iscrizione nel registro degli indagati del cardinale Crescenzio Sepe. L'indagine in cui è coinvolto l'arcivescovo di Napoli riguarda la ristrutturazione e la vendita di alcuni immobili di Propaganda Fide nel 2005. Operazioni nelle quali risulterebbe coinvolto il costruttore Diego Anemone, considerato personaggio centrale dell'inchiesta sui Grandi Eventi. Il sospetto degli inquirenti perugini è che l'attuale arcivescovo di Napoli abbia ricevuto in cambio dei favori. A fare il nome del cardinale Sepe era stato il capo della Protezione civile Guido Bertolaso nel corso di un interrogatorio. In quell'occasione Bertolaso ai pm aveva detto di aver ricevuto la casa di via Giulia proprio grazie all'arcivescovo di Napoli.

Sul sito del Vaticano appare un link a Propaganda Fide con informazioni su attività e strutture, della congregazione presieduta da Sepe. E intanto si va verso la richiesta di una rogatoria a Città del Vaticano da parte della procura di Perugia per fare luce su tutti i conti della congregazione Propaganda Fide nel periodo che va dal 2004 al 2006. Lo scopo dei sostituti procuratori Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi, titolari dell'inchiesta sui Grandi Eventi, è chiarire tutti i movimenti di denaro avvenuti in quel periodo intorno al patrimonio immobiliare gestito dalla congregazione di cui è stato prefetto il cardinale Crescenzio Sepe, iscritto nel registro degli indagati dai pm perugini per corruzione.

Leggi tutto