Anoressia e bulimia, sul web spopolano i siti a favore

La campagna choc di Oliviero Toscani contro l'anoressia
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Una ricerca americana pone sotto le lente 180 siti pro-ana e pro-mia. Un fenomeno presente anche in Italia, dove è forte il dibattito fra chi vorrebbe l'oscuramento di questi siti e chi li trova invece un'espressione di aiuto

di Maria Cecilia Averame

“Essere magri è più importante che essere sani”, “se devi mangiare, mangia nuda davanti allo specchio”, “il bagno è il sacro confessionale”: sono alcune delle affermazioni contenute nelle decine di migliaia di siti “pro-ana”, a favore dell'anoressia, e “pro-mia”, a favore della bulimia, facilmente reperibili nella rete. Una ricerca americana (“e-Ana and e-Mia: A Content Analysis of Pro–Eating Disorder Web Sites” – disponibile qui) ha esaminato i contenuti di 180 siti e ha rilanciato l'allarme su un fenomeno di dimensioni internazionali.

La ricerca porta alla luce nuovi aspetti e sottolinea la presenza di messaggi tendenzialmente pericolosi che mostrano anoressia e bulimia come accattivante “lifestyle”.
Gallery fotografiche di modelle in carne ed ossa (soprattutto ossa) diventano punto di riferimento per l'aspetto fisico.  La “thinspiration” diventa una vera e propria filosofia di vita, con regole, strumenti e idoli. E obiettivi che tendono ad un dimagrimento sempre maggiore (“raggiungi i 48 chili, e poi i 45, e poi scendi ancora”). La ricerca sottolinea anche il continuo utilizzo di simboli caratterizzanti l'appartenenza di gruppo, quali braccialetti rosa o viola, che diventano un sistema codificato per comunicare senza essere riconosciuti all'esterno.  

Il social networking online diventa un'arma a doppio taglio. Da un lato il web rischia di creare una realtà alternativa a quella quotidiana in cui trovare giustificazioni ad un malessere segreto e distruttivo. D'altra parte - e la ricerca dell'American Journal of Public Health lo evidenzia bene - molti fra i blog e i siti esaminati rappresentano un “grido d'aiuto” e contengono affermazioni tendenti a mostrare la consapevolezza di avere una patologia.

Il fenomeno è noto anche in Italia: non solo siti e blog, diari personali di ragazze che raccontano la loro esperienza “pro-ana”, ma sono comuni anche forum e luoghi di incontro virtuali dove confrontarsi. A volte questi siti non sono indicizzati o permettono un accesso esclusivo solo ai seguaci della filosofia “pro-ana”. Ma c'è anche chi da anni ne segue l'evoluzione, come il dott. Agostino Giovannini, autore nel 2005 di una indagine scientifica sul fenomeno, che ha catalogato e raccolto pubblicazioni e news uscite in rete negli ultimi cinque anni.

Chiudere gli occhi (in questo il caso il browser) o lasciare aperto un canale che ha risvolti autodistruttivi?  In Italia c'è chi sostiene proposte di legge per punire l'istigazione all'anoressia anche via web, e chi resta su posizioni più morbide, come quelle riportate da 'D di Repubblica': combattere i siti pro-ana attraverso la diffusione di messaggi positivi, e utilizzare il social network per comunicare con chi li ha scelti come primo strumento di espressione del proprio disagio.

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