Strage di Ustica, "mancano i nomi dei responsabili"

La presidente dell'associazione dei parenti delle vittime di Ustica, Daria Bonfietti, insieme all''avvocato di parte civile Alfredo Galasso
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Per Daria Bonfietti, presidente dell'associazione che riunisce i parenti delle 81 vittime, "a questo punto serve un impegno forte per chiedere ai Paesi che quella notte erano nei nostri cieli (Francia ma anche America e Libia) cosa è successo davvero"

Due giorni dopo l'anniversario della strage di Ustica, Silvia farà 37 anni. La stessa età di suo padre, Alberto Bonfietti, quando il 27 giugno 1980 salì' a Bologna su un Dc9 Itavia diretto a Palermo. Partì nonostante la febbre, per festeggiare il compleanno della figlia in vacanza in Sicilia. Non arrivò mai e il suo corpo fu inghiottito dal Tirreno. Da allora quello di Silvia Bonfietti (che il 27 giugno sarà a Bologna alla cerimonia del trentennale) è un dolore intimissimo e sommerso. Di chi ha rimosso e preferisce chiudersi nel passato, o nel presente dei suoi due bambini.

Diversamente dalla zia, Daria Bonfietti. E' stata lei a risvegliarsi dopo cinque anni di silenzio ("allora parlarne e ricordare faceva troppo male") cominciando a lottare per la verità e la memoria. E sempre lei nel 1988 a fondare l'associazione che riunisce i parenti delle 81 vittime di Ustica. Oggi la sorella di Alberto Bonfietti, a lungo parlamentare nel centrosinistra, è convinta che "la verità è li' a un passo e bisogna soltanto avere la forza di conquistarla". Per questo serve la parola, e l'azione, del governo a cui rivolge l'ennesimo appello. "Paradossalmente questo Paese è assediato dalla verità su Ustica - spiega - nel senso che dal '99 abbiamo una sentenza ordinanza del giudice Rosario Priore che dice che l'abbattimento del Dc9 è avvenuto all'interno di un episodio di guerra aerea. Poi il presidente del Consiglio di allora Francesco Cossiga ha detto che sono stati i francesi probabilmente ad abbattere il Dc9. Infine, il 15 giugno scorso i giudici civili di Palermo hanno condannato tre ministeri (dell'interno, dei trasporti e della difesa) a risarcire sei familiari di tre vittime, per non aver impedito l'abbattimento dell'aereo. Bene, ora mancano solo i nomi dei responsabili". E qui tira in ballo il governo: "A questo punto serve un impegno forte per chiedere ai Paesi che quella notte erano nei nostri cieli (Francia ma anche America e Libia) cosa è successo davvero".

E alla mano tesa annunciata dal portavoce del ministero degli esteri francese Bernard Valero ("Non appena le autorità italiane ci invieranno una rogatoria internazionale, siamo pronti a cooperare pienamente con l'Italia"), la Bonfietti risponde così: "So che le rogatorie da parte dei pm romani sono in corso. Spero che la Francia risponda davvero ai giudici italiani con altrettanta chiarezza e volontà di cooperazione".
Anche per questo l'ex senatrice apprezza la campagna informativa lanciata da una radio bolognese 'Radio città del capo' del circuito di Radio Popolare. Un'iniziativa per chiedere la verità su Ustica attraverso i principali giornali on line francesi ('Qui sait, doit parler', chi sa deve parlare). "Credo sia un'ottima cosa - commenta - Soprattutto che anche in Italia passi l'idea che deve essere il Paese intero a pretendere la verità, con le sue istituzioni in testa". E questo perche' "conoscere chi ci ha potuto abbattere un aereo civile in tempo di pace e' una verità che va data ai cittadini tutti, e non solo ai parenti delle vittime". Ma la Bonfietti, confessa, ha un altro sogno: "Vorrei tanto che associazioni come la nostra potessero sciogliersi e che altri pensino, istituzionalmente, che raggiungere la verità e ricordare sono dei valori". Non solo per quelle 81 anime sospese sopra il cielo di Ustica.

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