Nuove Br, 13 condanne in appello

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I giudici di secondo grado di Milano hanno sostanzialmente confermato il precedente verdetto per alcuni militanti del movimento sovversivo. Assolto, invece, Federico Salotto. Invettive in aula contro Pietro Ichino

Nel pomeriggio del 24 giugno i giudici d'appello di Milano hanno sostanzialmente confermato la sentenza di primo grado nel processo alle cosiddette Nuove Brigate Rosse. In particolare la corte ha condannato a 14 anni e 7 mesi Davide Bortolato e Claudio Latino, rispettivamente leader delle cellule padovana e milanese, ai quali erano stati precedentemente irrogati 15 anni di detenzione. E' stato, invece, assolto, perché il fatto non costituisce reato Federico Salotto, che in primo grado era stato condannato a 3 anni e 6 mesi. Per Vincenzo Sisi, ritenuto leader della cellula torinese, la condanna è stata di 13 anni e 5 mesi, rispetto ai 13 anni e 10 mesi del primo grado. Diminuite le pene anche per Bruno Ghirardi (da 11 anni e un mese a 10 anni e 10 mesi), per Massimiliano Toschi (da 10 anni e 11 mesi a 10 anni 8 mesi) e per Massimiliano Gaeta (da 8 anni e 3 mesi a 8 anni).

Le accuse a vario titolo per gli imputati, arrestati nel 2007 con l'operazione "Tramonto" della Dda di Milano, sono di associazione sovversiva con finalità terroristiche, banda armata e detenzione di armi. Secondo l'accusa il gruppo, che si rifaceva alla Seconda posizione" delle Br, aveva in programma attentati contro diversi obiettivi, tra cui il senatore del Pd Pietro Ichino. E contro il giuslavorista si sono levate invettive da parte d'una quarantina di persone presenti in aula che, dopo la lettura della sentenza, hanno più volte gridato: "Ichino assassino!".

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