Ustica, 30 anni dopo la strage nuove speranze di verità

Il relitto del Dc9 Itavia al Museo della memoria di Bologna
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I parenti delle 81 vittime della strage del 27 giugno 1980 sono ancora alla ricerca di molte risposte, ma dalle cause per i risarcimenti arriva un risultato simbolico importante. Il legale delle famiglie: “Lo Stato riconosciuto responsabile"

Strage di Ustica, la memoria e i volti: le foto


Di Cristina Bassi

Ustica, trent’anni dopo. Le indagini sul disastro del Dc9 dell’Itavia precipitato il 27 giugno 1980, in cui hanno perso la vita 81 persone, sono durate vent’anni. Le pagine di atti prodotte sono milioni, centinaia le udienze processuali. I risultati concreti purtroppo deludenti. Almeno per chi vorrebbe sapere cos’è successo veramente nei cieli siciliani poco dopo le 21 di quella sera d’estate e anche per chi avrebbe voluto guardare in faccia i colpevoli. Di recente però un traguardo importante, anche dal punto di vista simbolico, è stato raggiunto. In sede civile infatti non solo sono stati stabiliti i primi risarcimenti alle famiglie delle vittime. Ma i giudici hanno messo nero su bianco la responsabilità dello Stato italiano nella tragedia, nel non aver saputo garantire la sicurezza dei passeggeri di quel volo.

Per Daria Bonfietti, presidente dell'associazione dei parenti delle vittime della  strage, "paradossalmente questo Paese è assediato dalla verità su Ustica nel senso che dal '99 abbiamo una sentenza ordinanza del giudice Rosario Priore che dice che l'abbattimento del Dc9 è avvenuto all'interno di un episodio di guerra aerea. Poi il presidente del Consiglio di allora Francesco Cossiga ha detto che sono stati i francesi probabilmente ad abbattere il Dc9. Infine, il 15 giugno scorso i giudici civili di Palermo hanno condannato tre ministeri (dell'interno, dei trasporti e della difesa) a risarcire sei familiari di tre vittime, per non aver impedito l'abbattimento dell'aereo. Bene, ora mancano solo i nomi dei responsabili. A questo punto serve un impegno forte per chiedere ai Paesi che quella notte erano nei nostri cieli (Francia ma anche America e Libia) cosa è successo davvero" (leggi anche: Strage di Ustica, "mancano i nomi dei responsabili").

Né l’ipotesi della bomba esplosa a bordo né quella del missile finito per sbaglio contro il volo Bologna-Palermo durante una battaglia aerea hanno trovato conferme sostanziali. La cosiddetta “Inchiesta Priore”, depositata nel 1999, conclude infatti che “l’incidente al Dc9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento, il Dc9 è stato abbattuto, è stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un’azione che è stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti”. I responsabili però non verranno individuati. Nel gennaio 2007 la Cassazione conferma l’assoluzione dei generali Lamberto Bertolucci e Franco Ferri dall’accusa di alto tradimento per i presunti depistaggi delle indagini.

La quasi trentennale vicenda penale, che aveva sede a Roma e che vedeva la maggior parte dei parenti delle vittime riuniti in un’associazione e costituiti parte civile, non ha quindi portato da nessuna parte. Per colpa, appunto, delle reticenze, dei depistaggi, e delle ingerenze a livello internazionale. Nel 2008 la procura romana ha aperto un nuovo fascicolo in seguito alle dichiarazioni di Francesco Cossiga, secondo cui ad abbattere il Dc9 sarebbe stato un missile lanciato dalla marina militare francese. Ma l'inchiesta è alle prime battute, le rogatorie internazionali sono appena partite, anche se la Francia si è detta disposta a collaborareil pm Erminio Amelio ha precisato che "la cosa forse più sconvolgente delle vicende legate alla strage di Ustica è come non ci sia nessun servitore dello Stato che senta il dovere di dire qualcosa". Intanto però su un altro terreno, quello della giustizia civile, proprio quest’anno si è aperta una speranza. La Corte d’appello di Palermo ha confermato la condanna in primo grado dei ministeri dell’Interno, dei Trasporti e della Difesa a risarcire complessivamente un milione e 240 mila euro ai familiari di tre delle 81 vittime di Ustica. La sentenza ha stabilito che lo Stato è responsabile per non avere impedito il disastro, in quanto tenuto a garantire la sicurezza dei cieli. “Da uno dei misteri più controversi della nostra storia recente è finalmente emersa la prima verità processuale – spiega Vanessa Fallica, legale di tre delle famiglie coinvolte –. Si tratta di un successo importante, a fronte del nulla di fatto ottenuto in sede penale questa sentenza ribalta la verità accertata in quell’ambito”.

L’avvocato Fallica nel 1980 aveva solo 10 anni. Ma ha raccolto il testimone del padre Vincenzo, oggi 81enne, che ha seguito il caso Ustica dall’inizio. Il loro studio, forte anche di questo primo risultato positivo, ora rappresenta altre famiglie che sperano di ottenere un risarcimento. Tra loro c’è Pasquale Diodato, che nella strage ha perso l’intera famiglia: la moglie e i tre figli. “Nel 2007, dopo la sentenza della Cassazione in sede penale e dopo quella in primo grado sui risarcimenti, molte altre famiglie hanno seguito con i loro legali il nostro esempio. Attualmente tutti i parenti dell’associazione attendono un giudizio dal Tribunale di Palermo riguardo alla richiesta di danni”, continua Vanessa Fallica. Il filone civile della storia processuale di Ustica è partito nel 1990, quando Vincenzo Fallica decise di lasciare la strada del procedimento penale e di spostarsi a Palermo per tentare la causa civile”.

“Il processo di Roma non prometteva bene – ricorda il legale siciliano –, soggetto com’era a tutti quegli ostacoli. Con i miei assistiti scegliemmo di sostenere la competenza territoriale di Palermo e di dimostrare il diritto a essere risarciti per la ‘responsabilità presunta’ dello Stato nella tragedia del Dc9”. I giudici hanno dato ragione, anche se dopo 17 anni, a questa tesi sulla base dell’articolo 2050 del Codice civile sulle “Responsabilità per l’esercizio di attività pericolose”: “Chiunque cagiona danno ad altri nello svolgimento di un’attività pericolosa, per sua natura o per la natura dei mezzi adoperati, è tenuto al risarcimento, se non prova di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno”. Il tribunale ha quindi stabilito che spettava allo Stato dimostrare di aver fatto di tutto per garantire la sicurezza dei  passeggeri dell’aereo caduto. E questo non si è evidentemente verificato. Ma che speranze ci sono per le altre famiglie di ottenere lo stesso riconoscimento? “Rispetto al 1990 l’avvocatura dello Stato ha qualche elemento in più a proprio favore riguardo alla prescrizione – ammette Vanessa Fallica –. Tuttavia in una vicenda tanto complessa riteniamo esistano dei margini, ad esempio facendo decorrere il tempo per la prescrizione dalla chiusura del procedimento penale”.

Una scena del film di Marco Risi, Il muro di gomma:


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