Strage di Ustica, la Francia pronta a collaborare

I resti del DC9 Itavia caduto a Ustica il 27 giugno 1980 conservati al Museo della memoria di Bologna
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Il portavoce del ministero degli Esteri di Parigi: "Se arriverà la richiesta delle autorità italiane, contribuiremo a far luce sulla vicenda". I pm romani: "Già partita la rogatoria"

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Se arriverà una richiesta ufficiale dall'Italia, la Francia è pronta a "cooperare pienamente" sul disastro aereo di Ustica. Parole del portavoce del ministero degli Esteri francese, Bernard Valero, che a Parigi ha risposto all’agenzia Ansa in merito alle accuse che parlano di una responsabilità francese nella strage del Dc9 dell’Itavia che trent’anni fa, il 27 giugno del 1980, causò la morte di 81 persone. Lo spunto era arrivato dalle dichiarazioni di Francesco Cossiga che, nel 2008, ha indicato la marina francese come responsabile dell’abbattimento del Dc9. Anche il presidente Napolitano ha di recente parlato di "intrighi internazionali".

"Noi - ha detto Valero - non abbiamo informazioni complementari. Per il momento, ci atteniamo a quella che è stata la fine del processo. Sappiamo tuttavia che la giustizia italiana ha riaperto recentemente un’inchiesta. Non appena le autorità italiane ci invieranno una richiesta ufficiale, una rogatoria internazionale, siamo pronti a cooperare pienamente con l’Italia, come abbiamo già fatto in passato, per fare piena luce su questa vicenda. Nell’anniversario della tragedia - ha concluso il portavoce del Quai d’Orsay - il nostro pensiero va alle famiglie delle vittime e a tutti i loro cari: siamo con loro e comprendiamo la loro volontà di far luce sulle circostanze di ciò che è accaduto".

La Procura di Roma ha fatto sapere che sono già partite le richieste di notizie sul traffico aereo militare nello spazio al largo di Ustica la sera del 27 giugno 1980. Richieste rivolte a Francia e Stati Uniti dai titolari dell'inchiesta giudiziaria, con apposite rogatorie internazionali. A 30 anni dal disastro la cortina di omertà che ha scandito l'accertamento della verità potrebbe gradualmente sgretolarsi. I pm Maria Monteleone ed Erminio Amelio, magistrati che indagano sulla vicenda, hanno sollecitato una serie di risposte per riscontrare elementi testimoniali relativi al traffico aereo militare di quella sera nello spazio aereo attraversato dal velivolo partito da Bologna e diretto a Palermo. E non mancano buoni auspici. Segnali positivi sono già arrivati dalla Nato, la quale, rispondendo ad analoghe rogatorie, qualche dato, per ora non sufficiente a ricostruire la dinamica dei fatti, l'ha fornito.

Non altrettanto ha fatto la Libia, secondo quanto si è appreso a piazzale Clodio, che pure è stata interpellata dai magistrati romani. Per i pm Monteleone e Amelio un fatto è certo ed emerge dai dati radar acquisiti: ossia la presenza di aerei militari nelle vicinanze del Dc9, così come indicato dalla corte di assise di Roma nella sentenza di assoluzione dei generali dell'Aeronautica finiti sotto processo. Da qui l'avvio di una nuova indagine e l'audizione di nuovi testimoni. Come l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, il quale ha detto di sapere che "c'era un aereo francese che si mise sotto il Dc9 Itavia e lanciò un missile per sbaglio" e che i "i francesi sapevano che sarebbe passato l'aereo di Gheddafi"

O come Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo, che ha parlato di un ruolo di copertura della vicenda voluto dai servizi segreti. Nel 1999, dopo nove anni di istruttoria, il giudice Rosario Priore, all'epoca titolare degli accertamenti, concluse l'inchiesta sostenendo che il Dc9 fu "vittima di un'azione militare di intercettamento messa in atto, verosimilmente, nei confronti dell'aereo che era nascosto sotto di esso".

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