Inchiesta G8, chiesta autorizzazione a procedere per Lunardi

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La Procura di Perugia ha chiesto al Tribunale dei ministri l'autorizzazione a procedere nei confronti dell'ex ministro delle Infrastrutture accusato di corruzione aggravata nell'ambito dell'inchiesta sui cosiddetti Grandi appalti

INCHIESTA APPALTI: L'ABUM FOTOGRAFICO

La Procura di Perugia ha chiesto al Tribunale dei ministri l'autorizzazione a procedere nei confronti di Pietro Lunardi, l'ex ministro delle Infrastrutture accusato di corruzione aggravata nell'ambito dell'inchiesta sui cosiddetti Grandi appalti. Lo riferiscono oggi fonti giudiziarie. Lunardi è solo l'ultimo di una serie di indagati "eccellenti" nell'inchiesta sulla cosiddetta "cricca" che avrebbe pilotato una serie di importanti appalti, e che viene seguita nei suoi diversi tronconi dai pm di Perugia, Roma e Firenze.

Insieme a lui, è indagato per lo stesso reato anche il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli e fino al 2006 a capo della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, la ex Propaganda Fide. I magistrati indagano sulla vendita a Lunardi a prezzo di favore, nel 2004, di un immobile della Congregazione. Secondo i media, nel 2005 Lunardi avrebbe poi approvato un decreto che finanziava il restauro di edifici religiosi storici, tra cui la stessa sede di Propaganda Fide, nei pressi di piazza di Spagna a Roma.  

Il cardinale Sepe ha detto ieri a Napoli che "la verità emergerà" e che è "sereno", mentre il Vaticano si prepara ad affrontare quello che rischia di essere potenzialmente un nuovo scandalo per la sua immagine, affermando che collaborerà, pur come Stato sovrano, alle indagini. "Auspichiamo tutti e abbiamo fiducia che la situazione venga chiarita pienamente e rapidamente, così da eliminare ombre, sia sulla persona, sia su istituzioni ecclesiali", ha detto ieri in una dichiarazione padre Federico Lombardi, portavoce della sala stampa vaticana. Il portavoce ha però aggiunto che "bisognerà tenere anche conto degli aspetti procedurali e dei profili giurisdizionali impliciti nei corretti rapporti tra Santa Sede e Italia, che siano eventualmente connessi a questa vicenda", segnalando in questo modo la richiesta di rispettare la propria sovranità, come peraltro previsto dal Concordato e dal Trattato del Laterano, che regolano i rapporti tra Stato italiano e Chiesa.

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