Pomigliano, in marcia per l'accordo. Tensione con i Cobas

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Operai e cittadini hanno manifestato per ribadire il loro appoggio alla proposta della Fiat sul futuro dello stabilimento. Un gruppo dei Cobas esibisce lo striscione “Servi del padrone”, manifestanti scortati dalla forze dell’ordine. GUARDA LE FOTO

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Nella fiaccolata "Per il futuro dello stabilimento Fiat di Pomigliano", dirigenti e operai del Giambattista Vico, molti accompagnati da mogli e figli, e tanti lavoratori dell'indotto, hanno ribadito il loro sì all'accordo fra sindacati e azienda per la produzione della nuova Panda. Partito dall'ingresso 2 dello stabilimento, al corteo hanno partecipato, secondo le forze dell'ordine presenti sul posto, oltre cinquemila persone. Attimi di tensione, poco dopo la partenza, quando un gruppo di Cobas ha esposto sul ponte della Circumvesuviana, che sovrasta il viale che porta allo stabilimento Fiat, uno striscione con la scritta "Servi del padrone" e urlato slogan contro i manifestanti che hanno reagito urlando a loro volta "Pomigliano, Pomigliano".

La manifestazione è stata organizzata con un passa parola tra i dipendenti, hanno rimarcato nel corso del corteo i capisquadra e i capireparto dello stabilimento, respingendo le accuse del capogruppo del Prc al Consiglio provinciale di Napoli, Tommaso Sodano, secondo cui alcuni dirigenti avrebbero fatto pressioni sugli operai per il sì al referendum, spinti a loro volta dall'azienda. "Crediamo nel progetto Panda", hanno detto altri lavoratori, secondo cui l'accordo non calpesta i diritti, non nega lo sciopero, riconosce la malattia.

Ma secondo il segretario generale della Fiom Maurizio Landini si è trattato di una "manifestazione di regime". Il duro giudizio è del segretario generale della Fiom, Maurizio Landini. "A conferma di quanto precedentemente dichiarato sulla sedicente Fiaccolata per Pomigliano" - ha detto - "ci giungono segnalazioni da tante lavoratrici e lavoratori che la struttura gerarchica della Fiat sta contattando in queste ore ogni singolo dipendente per 'invitarlo' ad essere presente alla marcia. Si conferma", aggiunge, "che siamo di fronte ad una vera e propria manifestazione di regime che ci riporta agli anni più tragici e bui della storia del nostro Paese. Del resto", conclude Landini, "è questa logica autoritaria e ricattatrice che porta la Fiat a fare organizzare un referendum del tutto illegittimo su un accordo separato che deroga al Ccnl, alle leggi e viola la nostra Costituzione".

A difendere la manifestazione invece è il segretario generale della Uilm campana, Giovanni Sgambati. "E' un'iniziativa che è maturata nel giro di pochi giorni e che apprezziamo. E' nata da  lavoratori e impiegati, che non ha bandiere nè patrocini da parte  delle organizzazioni sindacali", dice. "E' sbagliato - sottolinea Sgambati - enfatizzarla e paragonarla o confrontarla con la marcia dei 40 mila: non lo consentono il contesto storico, le quantità, le condizioni. Oggi c'è una grande crisi, una grande fame di lavoro e  l'accordo serve per ripartire". Gli fa eco il segretario generale della Fim campana, Giuseppe Terracciano, che sostiene che la fiaccolata "non è un'iniziativa di colletti bianchi o colletti gialli ma dei lavoratori che dicono sì al lavoro".

Sull'accordo di Pomigliano intanto si esprime anche Enrico Letta, del Pd, che in una dichiarazione si augura che a questo punto al referendum vinca il sì. "L'accordo - sottolinea Letta - non è un accordo modello, ma un accordo di emergenza che, quindi, non dovrà fare scuola, non deve essere un precedente". Quanto alle divisioni, proprio a sinistra, sull'accordo, Letta ricorda che anche sul protocollo per il Welfare, ai tempi del Governo Prodi, la sinistra radicale assunse una posizione diversa sul referendum e poi vinsero i lavoratori, ora "mi stupisce - conclude Letta - che per la sinistra il referendum non conti, cioè non conti la volontà dei lavoratori".

Sul referendum interviene anche il ministro del lavoro Maurizio Sacconi che si augura che "dopo il referendum nessuno vorrà ostacolare un percorso che, per quanto impegnativo, rappresenta una grande opportunità". "L'accordo è stato fatto ed è ovvio che non viene più riaperto: coloro che l'hanno sottoscritto - aggiunge Sacconi a margine di un convegno della fondazione 'Liberamente' in svolgimento in un albergo di Moniga Del Garda - non accetterebbero mai di modificarlo, nè da una parte nè dall'altra: quello che conta è che adesso sul referendum i lavoratori si esprimano e che incoraggino questo investimento e questa scelta di impiantare in Mezzogiorno la base, la piattaforma produttiva per l'intero Mediterraneo" per la Fiat. "Credo che i lavoratori si esprimeranno in questo senso e che ce ne siano tutte le condizioni", conclude il ministro del Lavoro.

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