Nelle città italiane polveri sottili, hashish e cocaina

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Lo rileva una recente ricerca del Cnr pubblicata sulla rivista scientifica Atmospheric Environment. Milano e Roma le "più drogate". Ma si tratta di quantitativi infinitesimali

di Laura Barsottini

Che le acque italiane contenessero cocaina è notizia di qualche tempo fa. Oggi l’inquietante novità è che anche l’aria delle nostre città presenta tracce della stessa sostanza e di tre cannabinoidi (THC, cannabinolo e cannabidiolo), i componenti dell’hascisc. Lo ha scoperto il gruppo di lavoro coordinato da Angelo Cecinato, dirigente di ricerca dell’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) con una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Atmospheric Environment. “Nel corso di un’indagine su altri inquinanti svolta nell’aerea di Roma” spiega “ci siamo imbattuti nella cocaina. Così ci siamo accordati con alcune agenzie Arpa regionali e Appa provinciali, che gentilmente hanno fornito i filtri con i campioni raccolti nelle loro zone, che abbiamo poi potuto analizzare”.

I risultati della ricerca, alla quale hanno collaborato anche l’Università degli studi di Milano-Bicocca e l’Università degli studi di Bari, sono stati sorprendenti, oltre che inquietanti: “L’aria che respiriamo contiene sostanze psicotrope illecite un po’ in ogni luogo. Le quantità sono superiori nelle grandi città, Milano e Roma in testa compresa la campagna che le circonda, e la prima più della seconda” continua Cecinato. “Ma le quantità diminuiscono man mano che si procede da nord verso sud. Abbiamo svolto indagini dello stesso tipo un po’ in tutto il mondo, soprattutto in Sudamerica, e a Santiago del Cile o San Paolo le ‘dosi’ sono di gran lunga maggiori. Anche se in realtà San Paolo se la potrebbe giocare con Milano”.

Poco chiaro come le droghe finiscano nell’atmosfera. “Se è abbastanza intuitivo capire come ci finiscano hascisc e crack, che si fumano” afferma ancora il ricercatore “ancora non sappiamo con certezza come la cocaina, che si inala, si disperda nell’aria. Ma gli studi sono solo all’inizio, nel senso che servirebbero indagini più approfondite e continuate nel tempo. Un monitoraggio puntuale potrebbe portare a collegare dispersione nell’aria e consumo, che sarebbe la vera rilevanza di questi studi”.

Ma quale è l’ordine di grandezza delle quantità e che rilevanza può avere sull’organismo respirare ogni giorno queste sostanze? “I quantitativi sono infinitesimali” argomenta Cecinato. “Per intenderci, tutta la concentrazione registrata a Milano in settant’anni non arriva a una dose quotidiana. Ma di benzopirene, o di diossina, sostanze ben note per la loro pericolosità, nell’aria se ne trova cento volte di meno. Eppure se ne discute. Gli effetti sull’organismo, comunque, non sono ancora noti anche se bisogna tener presente che se una dose di cocaina, mettiamo, è di un millesimo di grammo, nell’aria se ne trova un miliardesimo”.

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