Negato il programma di protezione per Spatuzza

Gaspare Spatuzza
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A decidere la non ammissione per il pentito, che ha fatto rivelazioni sulle stragi di Falcone e Borsellino e nel processo Dell'Utri, la speciale Commissione del Viminale: ha iniziato a rendere spontanee dichiarazioni dopo i sei mesi stabiliti dalla legge

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Niente programma di protezione per Gaspare Spatuzza, il collaboratore di giustizia che ha fatto rivelazioni, tra l'altro, sulle stragi di Falcone e Borsellino e nel processo Dell'Utri. A decidere la non ammissione è stata la speciale Commissione centrale del Viminale. Restano confermate per il boss "le ordinarie misure di protezione ritenute adeguate al livello specifico di rischio segnalato". Il motivo per cui è stata respinta la richiesta di ammissione al programma di protezione è perché Spatuzza ha iniziato a rendere spontanee dichiarazioni dopo i sei mesi stabiliti dalla legge.

Secondo quanto riferito dalle Procure proponenti, Spatuzza ha iniziato a rendere dichiarazioni collaborative alla magistratura  inquirente il 26 giugno 2008. Spatuzza ha reso ulteriori dichiarazioni a partire dal 16 giugno 2009, e quindi nel giudizio contro Marcello Dell'Utri (Corte d'appello di Palermo), il 4 dicembre 2009,  rispettivamente sei mesi e un anno dopo la conclusione del verbale  illustrativo. Come viene documentato nella delibera della Commissione, non vi è alcun elemento che autorizzi a ritenere che di quanto riferito in quel dibattimento Spatuzza avesse già parlato nei 180  giorni previsti dalla legge.  

La fissazione dei 180 giorni quale termine ultimo per riferire fatti gravi, viene considerata funzionale ad evitare abusi, che sarebbero realizzabili, viene rilevato, se fossero ammesse “dichiarazioni a rate”.

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