L'addio di Milano a monsignor Luigi Padovese

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Nella mattinata sono state celebrate in Duomo le esequie del vicario apostolico in Anatolia, assassinato il 3 giugno scorso a Iskenderun. All'omelia il cardinale Tettamanzi ha definito il presule "un chicco di grano e di speranza per la Chiesa"

Sono stati un trionfale attestato di affetto e di stima i funerali di monsignor Luigi Padovese, celebrati il 14 giugno nel duomo di Milano. Il presule, Vicario apostolico in Anatolia, era stato ucciso il 3 giugno a Iskenderun nel sud della Turchia.

350 gli ecclesiastici tra vescovi, vicari episcopali e presbiteri, che hanno partecipato alla solenne messa esequiale, presieduta dal cardinale Dionigi Tettamanzi. A rappresentare il Governo è stata Stefania Craxi, sottosegretario agli Esteri, mentre per la Turchia erano presenti il Console a Milano e l'Ambasciatore presso la Santa Sede, in rappresentanza della quale è, invece, intervenuto il nunzio apostolico Edmondo Farhat.

All'omelia il cardinale Tettamanzi ha insistito sul valore della speranza quale chiave interpretativa della morte di Luigi Padovese, considerata portatrice di frutto per la Chiesa: "Nell'esistenza di questo nostro fratello e padre si è realizzata la parola di Gesù, che ha paragonato la vittoria della sua Pasqua al mistero del seme che porta frutto nel suo morire: 'Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore produce molto frutto'. Il suo corpo e il suo sangue sono davvero caduti sulla terra di Turchia e, pur nel dolore e nelle lacrime, ci appaiono per quello che sono davvero: non più segni di una vita strappata da violenza insensata e tragica, ma offerta viva di sé che padre Luigi ha vissuto in ogni giorno della sua missione di vescovo, di amico della pace, di fratello di ogni uomo". Nell'ultima parte dell'omelia l'arcivescovo di Milano ha voluto rivolgere un pensiero particolare alla Chiesa in Turchia, così duramente provata dall'uccisione di un suo vescovo: "Da oggi la Chiesa di Milano si sente legata a voi in modo ancora più profondo e particolare. Vogliamo, come chiesa ambrosiana, insieme a tutte le comunità cristiane, accogliere e affrontare la sfida di essere sempre più coscienti della nostra identità cristiana e di saper offrire, senza alcuna paura, sempre e dappertutto, la testimonianza di una vita autenticamente evangelica".

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