Tommy, Alessi dal carcere: “Non l’ho ucciso io”

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Il muratore siciliano, condannato all’ergastolo per il sequestro e l’omicidio del piccolo Tommaso Onofri, torna a ribadire la propria innocenza. E chiede perdono alla mamma del bimbo, che replica: “Voglio solo che sconti la pena”

"Ho rapito Tommy, ma non l'ho ucciso": lo ribadisce il muratore siciliano Mario Alessi, 49 anni, condannato all'ergastolo per il rapimento e l'uccisione di Tommaso Onofri, il bimbo di 18 mesi sequestrato e assassinato il 2 marzo del 2006, in un'intervista alla Gazzetta di Parma. Alessi, che si trova da fine marzo nel carcere di Prato (da solo in cella, legge e lavora a un nuovo memoriale) dopo essere stato per quattro anni nel penitenziario di Viterbo, ha consegnato le risposte al suo avvocato, Laura Ferraboschi.

Chiede tra l'altro perdono alla mamma di Tommy, Paola Pellinghelli, "per tutto il male che le abbiamo fatto e che io le ho fatto". Ma la risposta della donna è netta: "Non me la sento di perdonare, e forse non lo farò mai. Voglio solo che sconti la sua pena. Vorrei che lui e gli altri pagassero fino in fondo e dicessero la verità”.

"Spero che la mia innocenza venga fuori quanto prima" dice Alessi. "Non smetterò mai di lottare finché emergerà la verità. Ma come potevo impedire che quel mostro di Salvatore Raimondi (il complice che scegliendo il rito abbreviato ha ottenuto uno sconto di pena, vent'anni in primo e secondo grado per il rapimento con la morte non voluta dell'ostaggio, ndr) uccidesse il piccolo Tommaso, considerando che io mi trovavo a circa 200 metri di distanza (sul ciglio della strada per controllare che non arrivasse qualcuno) da dove ha commesso quello scempio? Solo dopo, quando scesi giù verso il letto del fiume, perché lo cercavo, vidi Raimondi che con la sua malvagità colpiva il bambino, ma ormai non potevo fare più nulla, perché era già troppo tardi: il bambino era morto".

Nelle motivazioni della sentenza di secondo grado, la Corte d'assise d'appello di Bologna (che aveva confermato anche la condanna a 30 anni per l'ex compagna Antonella Conserva) aveva precisato che non è possibile stabilire chi fu l'esecutore materiale del delitto. Tra pochi mesi ci sarà la Cassazione, ma Alessi dice di non avere fiducia: "Per un giusto processo si dovrebbe rifare tutto. Troppi responsabili sono a piede libero e altri assolti, pur avendo partecipato insieme a me al sequestro e ai pedinamenti nei confronti della famiglia Onofri. E tutto questo perché la magistratura ha avuto il tempo per accanirsi solo su di me, ma io lotterò affinché venga fatta chiarezza".

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