Milano: fischi e specchi contro l'omofobia

Un'immagine del Gay Pride milanese del 2009
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Il 12 giugno si svolge il primo dei tanti gay pride di quest'estate italiana. Un momento importante per la comunità LGBT per dimostrare, con il proprio orgoglio, di non temere nessun tipo di attacco. Neanche dalle istituzioni

di David Saltuari

Sono arrabbiati quest'anno i gay milanesi. E non lo nascondono di certo. E di poche settimane fa la notizia di un attacco omofobo alle Colonne di San Lorenzo, una zona ritenuta fino ad oggi gayfriendly. Da parecchi anni, inoltre, la giunta guidata da Letizia Moratti ha dimostrato molta chiusura alla comunità LGBT, togliendo, per esempio, il patrocinio al Festival del cinema omosessuale. "La giunta non ha mai voluto ricevere i rappresentati delle organizzazioni gay" spiega Marco Mori, segretario regionale dell'Arcigay. "Eppure - prosegue - nell'area metropolitana milanese siamo oltre 300mila. Una chiusura inaccettabile per una città che pretende di ospitare l'Expò". ORA NE ABBIAMO ABBASTANZA! è dunque lo slogan scelto dal Gay Pride milanese, che si svolgerà sabato 12 giugno, con partenza alle ore 16 da Piazza Castello. Quello milanese apre la stagione dei pride italiani, che si concluderà con quello nazionale di Napoli il 26 giugno.

E di fronte a istituzioni politiche che si rifiutano di ascoltare, la comunità LGBT milanese ha deciso di adottare la difesa usata nella San Francisco di Harvey Milk, quando con fischietti si segnalavano gli attacchi e le violenze omofobe. Niente musica quindi al pride di quest'anno, almeno nella prima parte del corteo, ma tanti fischietti per fare sentire la propria rabbia e la voglia di non farsi zittire. Arrivati in piazza Duomo i partecipanti intendono rispedire alla Chiesa cattolica le accuse su una presunta relazione tra omosessualità e pedofilia. Attraverso centinaia di specchietti distribuiti in tutto il corteo i partecipanti intendono rispecchiarsi "nella loro fierezza e naturalezza e, porgendo gli specchi agli omofobi restituiranno, simbolicamente, il fango ricevuto e le loro accuse lasciandoli riflessi nella loro vergogna."

Quella milanese per molti anni è stata considerata un'isola felice rispetto alla realtà nazionale. Una città, spiega Mori "che offre molte opportunità per un gay: servizi, locali, associazioni, possibilità di socialità. Ma fuori dal centro storico la situazione è diversa. In provincia continuano a esistere situazioni di pesante omofobia e le nostre associazioni spesso fanno fatica a intervenire"  Ma una situazione che non toglie certo le speranze per il futuro. Mario Mori spera nelle nuove generazioni: "Magari hanno meno coscienza politica e conoscono meno bene la storia del movimento gay, ma i giovani oggi mi sembra vivano la propria omosessualità con più naturalezza e senza sensi di colpa. E soprattutto non si vogliono far mettere i piedi in testa da nessuno"


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