Ddl Intercettazioni, il 9 luglio sciopero dell'informazione

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La data coinciderà con la discussione finale del disegno di legge. Il segretario del sindacato dei giornalisti (Fnsi) Franco Siddi: "Impedire che si torni al regime del 1923". Da domani molti giornali in edicola listati a lutto

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Da domani in edicola giornali listati a lutto, manifestazioni davanti alle sedi istituzionali e uno sciopero generale probabilmente il 9 luglio. E' quasi certo che sarà questa la data della "giornata del silenzio per la stampa italiana con lo sciopero generale contro il ddl intercettazioni".
"Non faremo solo lo sciopero generale - ha detto a SKY TG24 il segretario del sindacato dei giornalisti (Fnsi) Franco Siddi - Abbiamo anche chiesto agli editori, stiamo aspettando una risposta, di pubblicare tra venerdì e sabato in bianco la loro pagina con un avviso che segnali l’allarme che si è creato". “A nostre spese lo faremo anche su alcuni giornali stranieri - ha proseguito Siddi - perché questa è una vicenda che incide sulla Convenzione dei diritti dell’uomo a livello internazionale”.

Le iniziative della Federazione Nazionale della Stampa avranno l'obiettivo di "significare con immeditatezza l'allarme grave che si pone non per questo o quel cittadino di destra di sinistra, ma per il corretto svolgersi del circuito democratico" dopo il sì del Senato alla legge sulle intercettazioni.
"Abbiamo chiesto a editori e direttori - ha annunciato Siddi, in piazza Navova dove durante la votazione al Senato si è tenuto un presidio contro la "legge-bavaglio" - di predisporre un impianto comune per la prima pagina in cui si segnali il corpo mortale inferto alla libertà. Se gli editori non ci staranno pubblicheremo noi a pagamento un necrologio perché sia chiaro l'allarme".
Siddi invita l'Italia "a svegliarsi" e "bloccare questa legge prima che diventi definitiva" perché "espropria i cittadini di un bene inalienabile, il diritto a sapere".

"Sapevamo che siamo solo all'inizio di una battaglia per la libertà molto dura", ha aggiunto Siddi che vede la necessità di "impedire che si torni al regime del '23". Per questo "è molto importante la partecipazione del mondo dell'impresa e dell'editoria accanto a giornalisti e cittadini perché questa non è una battaglia tra destra e sinistra ma è una contrapposizione cercata per dividere l'Italia".

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