Intercettazioni, giornalisti "pronti alla resistenza civile"

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La Conferenza Nazionale dei Comitati e dei Fiduciari di redazione, riunita a Roma, denuncia "con forza ed indignazione il disegno di legge che impedisce ai giornalisti di dare notizie". E non esclude lo sciopero e una manifestazione

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I giornalisti sono pronti alla "resistenza civile" contro il disegno di legge che limita l'uso e la diffusione delle intercettazioni telefoniche al vaglio del Parlamento e non escludono alcun tipo di protesta, compreso lo sciopero. "La Conferenza Nazionale dei Comitati e dei Fiduciari di redazione denuncia con forza ed indignazione il disegno di legge che impedisce ai giornalisti di dare notizie, a volte per anni, perché vieta la pubblicazione della cronaca giudiziaria fino alla conclusione delle indagini preliminari", spiega una nota diffusa dalla Federazione nazionale della stampa italiana. "La norma inoltre impedisce, di fatto, alla magistratura di svolgere efficaci indagini contro la criminalità".  

"I giornalisti italiani sono pronti alla resistenza civile e non accetteranno mai di sottostare a una legge che limita il diritto dei cittadini ad essere informati e il loro diritto-dovere di informarli", aggiunge il comunicato. "I cittadini sappiano comunque fin d'ora che i giornalisti faranno ogni sforzo affinché loro possano continuare a conoscere tutte le notizie". "I Comitati e i fiduciari di redazione danno pieno sostegno alla Federazione nazionale della stampa italiana e assicurano l'adesione a tutte le forme di lotta che la Fnsi promuoverà, nessuna esclusa, compresi lo sciopero e una manifestazione aperta alla società civile. La libera informazione è la più pura espressione della democrazia, nessuno pensi di poterla bloccare con una legge che impone il silenzio di Stato".

Oggi il premier Silvio Berlusconi ha detto che il ddl sarà approvato dalla Camera nella stessa versione in cui uscirà nei prossimi giorni dal Senato, dove è stata presentata una nuova serie di emendamenti. Il ddl restringe l'uso delle intercettazioni da parte della magistratura e ne impedisce la pubblicazione sui media fino al termine delle indagini preliminari.

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