A3: "Non è un'autostrada, ci paghino per percorrerla"

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Politici e automobilisti calabresi insorgono alla notizia del pedaggio previsto dalla manovra per la Salerno-Reggio Calabria. Intanto aumenta lo scetticismo sulla fine dei lavori entro il 2013: cantieri sono aperti su 180 km, altri 70 ancora da progettare

I LAVORI INFINITI SULLA A3: TUTTE LE FOTO

di Serenella Mattera


Tratturo. Mulattiera. Trappola per automobilisti. Inferno d’asfalto. Chiedete della Salerno-Reggio Calabria, chiedete della A3 che collega la Campania alla Calabria passando per la Basilicata, e vi sarà raccontato di eterni cantieri, passaggi in gallerie senza luci, lunghe ed estenuanti code nei caldi mesi estivi, continue frane e incidenti. Così da anni, decenni. E allora la notizia che la manovra varata dal governo per fronteggiare la crisi preveda l’introduzione di un pedaggio anche lì, sulla più famigerata delle autostrade d’Italia, ha generato una vera e propria sollevazione. Politici di destra e di sinistra. Automobilisti e anche industriali. Tutti concordi nel dire che la Salerno-Reggio Calabria in realtà non è neanche un’autostrada. E’ al più una superstrada, trasformata da tempo in un lungo cantiere a cielo aperto per poter fare quel salto di qualità che richiederà ancora almeno tre anni, se tutto va bene. Non si parli di pedaggio, dunque. “Quello dovrebbero darlo a noi, per la pazienza”, dicono i calabresi.

Una storia travagliata, quella della Salerno-Reggio Calabria. I 442,9 chilometri di asfalto necessari a collegare la punta dello stivale al resto della Penisola, vedono la luce tra il 1964 e il 1974. Ma con le due sole carreggiate per senso di marcia e neanche una corsia d’emergenza, l’unica autostrada calabra si rivela da subito inadeguata al suo compito: interruzioni, ingorghi e incidenti continui. Si inizia a parlare di un ammodernamento sul finire degli anni ’80. Un decennio dopo, l’Unione europea impegna l’Italia ad adeguare l’A3 agli standard europei. E così i primi cantieri vengono avviati nel 1997. Ma il previsto termine dei lavori, fissato al 2003, slitta prima al 2008, poi al 2013. E considerato il ritmo a cui si procede (tra il febbraio 2009 e il febbraio 2010 sarebbero stati completati solo 7,8 km), sono in molti a non credere che in tre anni si possa vedere il traguardo. Anche 13 senatori del Popolo della libertà l’hanno scritto in un’interrogazione parlamentare, la scorsa settimana, che “gran parte del mosaico autostradale risulta fermo” e i molti “lavori interrotti non inducono a ritenere che la data di scadenza sarà rispettata”.

Terminati: 193 km. In corso d’opera: 180 km. In fase di “avanzata progettazione”: 70 km. Costo complessivo stimato dell’opera di ammodernamento: 10,2 miliardi di euro (sette già stanziati). Sono i numeri snocciolati dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, due mesi fa, nella risposta a un’interrogazione alla Camera del Partito democratico. Il governo è impegnato per “una celere conclusione dell’opera”, ha detto Vito. Ma le rassicurazioni, dei ministri e dell’Anas, vengono giudicate tutt’altro che sufficienti a ritenere equo quel pedaggio (tra i 3 e i 5 euro), che il governo ha messo in conto di far pagare tra due anni. Perché “chi ha il coraggio o la necessità di percorrere” quell’autostrada che autostrada non è, “dovrebbe essere pagato e non già tassato”, ha fatto notare Umberto De Rose, presidente degli industriali calabresi. Mentre il deputato del Pd Franco Laratta invita il ministro Tremonti ad andare in macchina fino a Reggio Calabria prima di parlare di pedaggio. E il neoeletto presidente calabrese Giuseppe Scopelliti (Pdl) annuncia: “Lo contesteremo e lo farò io in prima persona”.

Intanto, con i lavori in corso e lunghi tratti a carreggiata unica, ci si prepara a un’altra estate di fuoco, con lunghe code, deviazioni e pericolo incidenti. Che non sono, del resto, gli unici flagelli a colpire l’A3. Le cronache riferiscono di numerose frane (l'ultima ha costretto alla chiusura del tratto tra Santa Trada e Scilla dall’11 al 20 maggio). E le inchieste giudiziarie smascherano le ingerenze delle mafie. In un'interrogazione dello scorso novembre, la deputata del Pdl Angela Napoli ha denunciato che le cosche della 'ndrangheta “si sarebbero ripartite per territorio il controllo dei lavori” e ci sarebbe negli ultimi tempi, nonostante il controllo della magistratura, una “preoccupante escalation di atti intimidatori nei confronti delle imprese che lavorano nei cantieri dell’autostrada”. Napoli racconta di uomini armati e incappucciati che costringono gli operai ad abbandonare i lavori. E chiede al governo se a questo punto non consideri “necessario e urgente far presidiare i cantieri da un congruo numero di militari dell’esercito”.

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