Le Stragi, la mafia e la mano invisibile dei Servizi deviati

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Sospetti, veleni e ancora troppi punti interrogativi. Ma sulle bombe che negli anni ’90 fecero tremare l’Italia spuntano indizi sempre più pesanti e le firme di apparati istituzionali. Il Copasir ascolterà i vertici dei servizi segreti di quegli anni

Un capitolo della storia d'Italia che non si riesce a chiudere. Non l'unico, intendiamoci, ma uno dei più gravi e recenti. Le stragi degli anni '90, tra le quali spiccano le morti di Falcone e Borsellino con le loro scorte, le bombe di Roma, Firenze e Milano, con i sospetti sullo Stato o su alcuni dei suoi apparati, quantomeno deviati. Una storia difficile da ricostruire ma non impossibile. Soprattutto se piano piano cominciano a venir fuori le prime verità.

In questo quadro risultano quindi importanti prima le parole del procuratore nazionale Antimafia, Pietro Grasso, secondo cui le stragi del '93 furono fatte per agevolare l'ascesa di una nuova entità nel panorama italiano, poi quelle dell'ex capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi sulla paura del golpe e non da ultime quelle rilasciate alla Stampa dall'ex procuratore di Firenze Pier Luigi Vigna: "In quelle stragi lo zampino dei Servizi".

Intervistato da Maria Latella su SKY TG24, anche l'ex segretario del Pd Veltroni ha fatto intuire di non avere dubbi sull'origine occulta di quelle bombe che, secondo lui, "non furono solo di mafia". Siamo ancora lontani dal capire chi fossero le "menti raffinatissime" citate proprio da Giovanni Falcone, ma oggi appare più forte la determinazione a fare chiarezza.

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