Liberi Nantes, quando il rifugiato scende in campo

Riscaldamento e fasi pre partita dei Liberi Nantes
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Un gruppo di richiedenti asilo e un campo sportivo abbandonato a Roma. Nasce così l'associazione Liberi Nantes, che attraverso lo sport prova ad abbattere le barriere. E, dopo il secondo campionato di terza categoria, è l’ora dei mondiali antirazzisti

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di Raffaele Mastrolonardo

Pochi lo sanno, ma c'è in Italia una squadra più internazionale dell'Inter. Si chiama Liberi Nantes FC, milita in Terza categoria e i suoi obiettivi non sono meno importanti di quelli della formazione di Mourinho. In porta non ha Julio Cesar ma Mamadou dalla Guinea, in attacco, al posto di Milito, schiera Yaya, nato in Costa d'Avorio. A presidiare la fascia ci pensa Reza dall'Afghanistan, altro che Maicon. E anche se non li allena uno “Special One” sono comunque tutti un po' speciali. Vengono infatti da Paesi in cui la vita umana vale poco, con storie di fuga, sofferenza e diritti negati. In Italia hanno trovato un rifugio e un campo dove per 90 minuti possono dimenticare le difficoltà della loro esistenza di esiliati giocando per la prima e unica formazione composta interamente da rifugiati o richiedenti asilo.

Domenica scorsa, con una vittoria per 1-0 sul Real Macopi, i ragazzi di questa multinazionale della solidarietà hanno portato a termine il loro secondo campionato di Terza categoria. Piazzamento finale a metà classifica. “Onorevole” si dice in simili casi, soprattutto tenendo conto delle difficoltà che i giocatori di questa squadra particolare devono superare per portare avanti l'impegno.

“Per lo più si tratta di persone arrivate in Italia da poco, senza un lavoro, ospitate in centri di accoglienza. Fuggono dal loro passato e hanno poche certezze sul futuro”, racconta Gianluca Di Girolami, presidente dell'Associazione Liberi Nantes. Nata nel 2007, l'organizzazione vuole promuovere la libertà di accesso all’attività sportiva. “Noi garantiamo il diritto allo sport e il diritto al gioco che sono diritti umani al pari, lo ha stabilito l'Unesco dal 1978”.

Il colore delle maglie è “blu Onu”, lo stemma quello dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR). “Per noi è un grande onore perché è conosciuto in tutti i campi profughi del mondo. Per milioni di persone vuol dire cibo e protezione”, dice Di Girolami che, dall'anno prossimo, spera di dare ai suoi ragazzi una “casa” sportiva. Con l'aiuto della Provincia, l'associazione sta cercando di rimettere a posto un campo abbandonato a Pietralata, quartiere di Roma.

Il nome della formazione ricorda i primi celebri rifugiati della storia: i troiani fuggiti alla distruzione della propria città che si sono stabiliti in Italia per fondare Roma. “Rari nantes” definiva Virgilio nell'Eneide, “liberi” hanno preferito ribattezzarsi questi eredi di Enea. Un aggettivo, un auspicio per chi viene da terre dove troppo spesso la libertà è un lusso.

Difficile non fare il tifo per questi calciatori in cerca di asilo. E se non si può sostenerli dagli spalti, si può sempre provare via web. Le gesta di Mamadou e compagni sono infatti documentate dalle macchine fotografiche di Shoot4Change, progetto che raggruppa un centinaio di fotografi, professionisti e amatoriali che hanno deciso di prestare i propri obiettivi a cause sociali. Li seguiranno anche ai prossimi mondiali antirazzisti che si svolgeranno dal 7 all'11 luglio prossimo a Casalecchio di Reno in Provincia di Bologna.

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